Clima, WWF, Legambiente e Greenpeace: “Basta a politica del non fare”

Si sono riuniti nella giornata di ieri in Lussemburgo i Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea: l’occasione è di quelle importanti perchè ad essere discussa è la comunicazione della Commissione Europea, pubblicata il 26 maggio scorso, che dimostra come di un target di riduzione del 30% beneficerà l’economia europea e permetterà di risparmiare miliardi di euro in spese sanitarie e decine di miliardi di euro per l’importazione di combustibili fossili. La comunicazione dettaglia anche i miglioramenti politici da apportare al sistema dell’Emission trading europeo, con la messa all’asta dei permessi di emissione che garantiranno €8 miliardi da investire nell’energia pulita.

Commentando le dichiarazioni del nostro ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha annunciato l’opposizione al passaggio al target del meno 30% da parte dell’Italia, WWF, Greenpeace e Legambiente sottolineano la necessità di non esportare a livello europeo la “politica del non fare” attuata finora in Italia sul clima.

“La comunicazione della Commissione dimostra che, per effetto della crisi economica, il target del meno 20% rappresenterebbe un rallentamento del trend di riduzione delle emissioni – commentano gli ambientalisti che aggiungono – inoltre dimostra che per avere i benefici economici e l’impulso all’innovazione necessari per intraprendere davvero la strada della nuova economia pulita, è necessario porsi un target più alto, pena minare alla base non solo la strategia europea sul clima, ma anche quella sulla sicurezza energetica”.

Secondo Wwf, Greenpeace e Legambiente: “la politica italiana, che si contraddistingue per una completa assenza di strategia e per provvedimenti contraddittori che stanno facendo perdere al paese tempo prezioso sta producendo enormi danni, rischiando di far perdere il treno della ripresa verso una nuova economia: tale modello va corretto e non esportato a livello europeo. Ne è un esempio l’idea assurda di tornare al nucleare: una fonte rischiosa, impopolare (secondo gli ultimi sondaggi il 67,7% degli italiani è contrario) e che farebbe sprecare tempo e risorse nella lotta contro i cambiamenti climatici”.

di Roberto D’Amico