Usa, il New York Times bandisce la parola “tweet” dalle sue pagine

Il New York Times si schiera a difesa della purezza della lingua inglese. Il celebre quotidiano americano ha, infatti, vietato ai suoi redattori l’utilizzo la parola “tweet”. Il termine ‘impuro’ era entrato nel vocabolario comune e giornalistico per indicare il caratteristico messaggio di testo di 140 caratteri che gli utenti utilizzano all’interno del sito di micro-blogging Twitter.

La direttiva proviene da Phil Corbett, l’uomo che nella struttura direttiva del Nyt ha il compito di curare le norme di stile e decidere standard di uniformità per il lessico, la grammatica e la sintassi dello storico quotidiano. Egli ritiene che “tweet non sia una parola dell’inglese standard” e perciò è giusta che venga messa al bando. Il suo utilizzo sarà consentito “esclusivamente in campo ornitologico”, per indicare il richiamo degli uccelli, poiché la traduzione letterale di “tweet” è “cinguettio”.

La giustificazione di Corbett richiama l’ineguale diffusione dei mezzi di comunicazione, con la relativa terminologia, e la volontà di confermare lo spirito generalista del giornale, senza mai dare per scontato il livello di sapienza del lettore. “Noi cerchiamo di evitare colloquialismi, neologismi e gergo e ‘tweet’ è tutte e tre le cose insieme. Naturalmente, i termini tecnologici si diffondono con grande rapidità, e noi non vogliamo sembrare dell’età della pietra. Molta gente usa Twitter – ci tiene a precisare l’editor del New York Times – ma molta altra gente non lo utilizza: e credo che per questi ultimi la parola ‘tweet’ non sia di uso comune. Prima o poi, ‘tweet’ potrebbe essere una parola di comprensione universale come lo è diventata ‘e-mail’, ma potrebbe anche cadere nel dimenticatoio”.

“’Tweet’ – conclude Corbett – può essere accettabile come ‘effetto speciale’, ma cerchiamo di usare alternative in inglese semplice, come ‘usare Twitter’, ‘ha scritto su Twitter’ o simili”.

Una decisione che ha generato perplessità tra molti addetti ai lavori, soprattutto oltreoceano. Se infatti può essere stimabile un richiamo verso un uso più chiaro del linguaggio giornalistico, dalla parte opposta può essere uno sbaglio impedire a una moda, come quella attuale di Twitter, di correre tra le pagine del quotidiano americano più famoso, proprio per diventare più globale.

Critiche piovono anche dai sostenitori della globalizzazione. L’inglese, e di conseguenza l’americano, è una lingua che si arricchisce quotidianamente di termini presi in prestito da altre lingue, proprio perché rappresentativi di determinati filoni culturali e tecnologici. Vietare “tweet” è un ritorno all’età della pietra, come afferma lo stesso Corbett, soprattutto perché limita la libertà di espressione di alcuni giornalisti e rende la carta stampata sempre più distante dalla fascia dei più giovani. Un’ulteriore conferma per cui i giornali cartacei potranno scomparire presto.

Emanuele Ballacci