Alberto Stasi: un volto di ragazzo, un mistero inaccessibile

Resta avvolta nel mistero la figura di un ragazzo come tanti, Alberto Stasi, oggi 27enne, assolto dall’accusa di omicidio di primo grado il 17 dicembre dello scorso anno, al termine di un lungo e complesso procedimento giudiziario, in cui era l’unico imputato, impossibile però da “inchiodare”, accusato dell’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007.

Sembra che proprio non ci sia pace per lui, quando dalle indagini emergono anche particolari dettagli della sua vita personale che non hanno nulla a che vedere con l’ancora oscura morte di Chiara. Stasi, accusato anche di detenzione di materiale pedopornografico, viene rinviato a giudizio il 10 giugno scorso, come già riportato sulle pagine di questo giornale.

Indagando sull’omicidio della fidanzata di Stasi, i carabinieri si sono fortuitamente imbattuti in alcuni video che si trovavano, non si sa per quale oscura ragione, nel suo computer. Secondo la difesa di Alberto Stasi, si tratta di materiale scaricato “per caso” dal web. Ad ogni modo, è stato disposto il rinvio a giudizio da parte del gup Stefano Vitelli in seguito alla riunione della  camera di Consiglio al termine dell’udienza preliminare, tenutasi lo scorso 10 giugno presso il Tribunale di Vigevano, in provincia di Pavia.

Il reato di divulgazione di materiale pedopornografico è stato escluso, sventando il pericolo, per Stasi, di una nuova infamante accusa. La detenzione, comunque siano andate le cose e da qualunque causa sia dipesa, è stata considerata  ad uso personale, nella peggiore delle ipotesi.

I nuovi problemi di Stasi, legati alla pedofilia, sono iniziati verso la fine del 2007. Nel computer  vennero ritrovati in tutto 15 foto e 10 video incriminati. Ad ogni modo, ora questa è soltanto una parentesi nell’iter giudiziario del giovane imputato ormai assolto dell’omicidio di Chiara.

O forse no? I genitori di Chiara Poggi hanno sempre tenuto a portare avanti la loro tesi, spontaneamente formulata con l’arrivo delle nuove notizie, che inducevano al sospetto più che al perdono ed alla fiducia. Il movente mai trovato dell’omicidio avvenuto nella villetta di Garlasco, avrebbe proprio a che fare, secondo loro, con questo segreto “vizio” del ragazzo, che sarebbe stato forse scoperto dalla sua fidanzata, per nulla contenta dell’insospettabile tendenza. “Se nostra figlia avesse scoperto che Alberto scaricava quel materiale orrendo, non l’avrebbe mai perdonato”, sono le parole della madre di Chiara, di cui si è fatto da allora portavoce Gian Luigi Tizzoni, l’avvocato della famiglia della giovane vittima.

Ovviamente, è tesi diffusa ed accreditata che il dolore per la perdita di una persona molto cara non è il maggior consigliere in fatto di giudizio obiettivo, e spesso si cerca, per sopravvivere, un capro espiatorio che dia una parvenza di possibilità di rivalsa, dove in realtà vero rimedio non c’è. Ma non è solo da parte dei familiari di Ciara Poggi, che viene questa tesi e questa ricostruzione generale dei fatti. Oltre ad essere l’unica vera spiegazione logica cui si è potuto finora assistere, ossia l’unica versione in grado di far intravedere un vero o presunto senso compiuto a quanto accaduto, bisogna notare che anche fra gli inquirenti non sono mancate e non mancano correnti che hanno approvato ed avvalorato questa teoria sui fatti. Solo teorie, ad ogni modo, continuano a potersi fare sulla morte di Chiara Poggi in quella malaugurata mattinata d’estate del 13 agosto 2007.

Sandra Korshenrich