Binge Eating Disorder

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 Il Binge Eating Disorder è un disturbo molto simile alla bulimia anche se con peculiarità differenti.

 Per il Dott. Luca Saita, psicologo sistemico relazionale “E’ una delle ultime ‘invenzioni’ diagnostico-descrittive – E spiega – “una certa branca della psichiatria e della psicologia clinica viene detta descrittiva, in quanto si limita a descrivere i sintomi. Questo era (ed è) utile in quanto per ogni patologia si può prescrivere un certo farmaco. Sotto un punto di vista clinico e psicodinamico è utile solo ai fini di una diagnosi, in quanto poi per intervenire con una terapia, se una persona mangia e poi vomita, oppure se mangia e poi si purga, oppure se mangia e poi vomita dopo due giorni, o non vomita affatto, non è che questo faccia poi una differenza così fondamentale. Un grande terapeuta, Salvador Minuchin, dice che bisogna leggere i problemi delle persone in termini piu’ “umani” e meno tecnici possibile, in quanto una definizione tecnica del problema non aiuta le persone a capire. Per il mio punto di vista il B.E.D. è l’ennesimo nuovo nome per descrivere cosa vecchie, inventato per fini più commerciali che altro. Andava già più che bene la definizione di disturbi alimentari”

E per quanto riguarda il fatto che venga “il disturbo alimentare del terzo millennio”, sostiene che ciò accade “perchè l’hanno inventato nel terzo millennio. Fa parte della ‘moda’ del momento. Siamo nell’era del marketing, anche sulla salute mentale si fa marketing. Un nuovo disturbo fa ‘vendere’ di più. Nuove terapie, nuovi centri, nuovi ‘malati’. Siamo nel modello americano oramai. Ci siamo dimenticati quello che i greci ed i romani avevano inventato millenni fa: l’attenzione per la cura dell’anima”. Gli scompensi dunque sono gli stessi della bulimia, visto che di di fatto non ci sono differenze. Inoltre in questi soggetti e quindi bulimici, esiste una reale difficoltà a riconoscere le emozioni e a livello fisico e a livello sessuale.

Per questo tanti stimoli non si percepiscono, o vengono annegati nel cibo: le soddisfazioni sessuali si prendono mangiando. 

Perché si possa parlare di Binge Eating Disorder occorre che coesistano un certo numero di comportamenti:

  • le abbuffate devono avvenire almeno due volte alla settimana;
  • devono verificarsi per un periodo di almeno sei mesi;
  • in genere sono indipendenti dallo stimolo della fame;
  • quasi sempre avvengono in solitudine;
  • il soggetto non trova gratificazione, ma prova un senso di colpa;
  • non esistono meccanismi di compensazione (come nella bulimia: vomito, lassativi, esagerato esercizio fisico).

A causa dell’ultimo punto il soggetto è in netto sovrappeso. Infatti il Binge Eating Disorder sembra colpire il 2-3% della popolazione, ma il 30% degli obesi. In genere non colpisce adolescenti, ma soggetti fra i 30 e i 40 anni.
Le cause – Ci sono solo ipotesi. La più gettonata è che il Binge Eating Disorder sia legato a uno stato depressivo del soggetto anche se non è chiaro se sia la depressione a innescare il Binge Eating Disorder o il contrario. Di certo un umore negativo (rabbia, frustrazione, noia ecc.) facilita la patologia. Capire le cause è molto importante perché a seconda della causa si può scegliere il terapeuta adatto. Dal punto di vista psicologico il soggetto affetto da Binge Eating Disorder avrebbe una scarsa autostima di sé e l’abbuffata non sarebbe che il modo per riempire il proprio vuoto interiore.
Sicuramente sono cause plausibili, ma non del tutto provate. A mio avviso le cause del Binge Eating Disorder possono essere meglio capite se si esaminano gli attuali risultati nella cura della malattia. Infatti, come è spiegato più avanti, una delle strade più promettenti è quella dell’impiego degli inibitori della ricaptazione della serotonina; storditi dagli effetti metabolici del cibo (frutto dell’azione di insulina e glucagone), ci si è ultimamente dimenticati degli aspetti psichici.

Chiara Pannullo

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