Guggenheim e YouTube alla ricerca di artisti

Cosa succede quando arte contemporanea e Rete si uniscono in un comune intento? Succede che una delle fondazioni artistiche più importante del mondo, la Guggenheim, e il siti di web-sharing più cliccato quotidianamente nel mondo, YouTube, si uniscono alla ricerca dei nuovi talenti dell’arte contemporanea.

Nasce su YouTube un nuovo contest, YouTube Play, che presto diventerà un evento biennale e che cerca di abbattere le porte chiuse, quasi sigillate, di varie gallerie d’arte nel mondo. Aperto a tutta la comunità mondiale, YouTube Play promette di essere “la ricerca più vasta, mai condotta a livello internazionale di nuovi video creativi”.

Gli utenti interessati a partecipare potranno caricare sul canale, entro mezzogiorno del 31 luglio, un loro video creativo. I filmati devono essere frutto della creatività individuale e possono essere realizzati da chiunque sia in possesso di una telecamera e di un computer. Da agosto, poi, inizieranno le selezioni, fino a restringere la cerchia di artisti a 20. Le loro opere, successivamente, saranno esposte nei vari musei Guggenheim presenti nel mondo. Non sono previsti premi in denaro, ma sicuramente la fama e la gloria di vedere le proprie opere esposte in un museo di questo calibro.

“YouTube è estremamente affascinante – spiga Nancy Spector, curatrice-capo della Fondazione Guggenheim – perchè ci permette di coinvolgere pubblici diversi, un obiettivo che non smettiamo mai di perseguire”. “Tutti quelli che non hanno accesso al mondo dell’arte – continua la Spector in una intervista al “Guardian” – potranno avere la loro chance di veder riconosciuto il proprio lavoro”.

A giudicare i lavori e i talenti sarà una giuria di esperti con professionisti dell’arte, del cinema, del design e dell’intrattenimento e entro il 21 ottobre verrà presentato l’elenco dei 20 video vincitori al Guggenheim di New York, con proiezioni simultanee nei musei di Venezia, Bilbao e Berlino.

Ed Sanders, capo marketing di YouTube, plaude all’iniziativa affermando che l’incontro tra arte e cultura popolare è “entusiasmante” anche per loro e che in rete c’è una comunità di artisti molto vivace, “ma molto frammentata. Speriamo che in questo modo riesca ad emergere”.

Interrogata sui timori della Fondazione nei confronti dell’iniziativa, la Spector afferma tranquillamente che il Guggenheim non prova nessun tipo di paura: “Non mi preoccupa che un tributo a Lady Gaga potrebbe finire per essere un’importante opera d’arte e non vogliamo escluderlo”. Spazio, insomma ai grandi talenti non ancora del tutto espressi e alle preferenze degli utenti. Il tutto in perfetto stile 2.0.

Augusto D’Amante