Stefano cucchi, rinvio a giudizio tra medici, infermieri, agenti penitenziari

 E’ stato un anno orribile e terribile, caratterizzato dalle proteste dei detenuti nel mese di agosto e dalla morte di Stefano Cucchi.
E nel pieno di una stagione rovente il mondo delle carceri, un’umanità abbandonata e disperata, ha fatto sentire la propria voce per denunciare condizioni di vita indecenti e disumane.

Il Governo e l’Amministrazione penitenziaria hanno manifestato un’assenza di reazione assolutamente imbarazzante; nessuna iniziativa per mostrare una attenzione anche minima alle richieste legittime e ragionevoli. Intanto in carcere si continua a morire; per suicidio o per cause misteriose.  Continua a scorrere il sangue prodotto dall’autolesionismo: l’unico linguaggio di persone deboli e fragili che usano il proprio corpo per comunicare una disperazione inascoltata.

Il calvario di Stefano Cucchi ha suscitato un orrore diffuso anche in settori dell’opinione pubblica che in questi anni erano state suggestionate dalle evocazioni della certezza della pena e del mito del carcere come luogo di eliminazione dei conflitti. E’ una tragedia che deve far coltivare l’indignazione più profonda e far gridare che “mai più, mai più” possa accadere un accanimento così bestiale contro un corpo meritevole solo di rispetto. E’ stata la bancarotta della pietà, ma occorre chiedersi come è potuto accadere. La spiegazione è una sola: medici, giudici, forze di polizia hanno introiettato la convinzione che un tossicodipendente, un “drogato” non è un uomo

Ricordiamo Stefano Cucchi e “questa forma di Morte” che ha il suo nome, che pesava infine quarantacinque chili e che dura sei giorni. Questa forma di morte era devastata di lividi.

Per la morte di Stefano Cucchi i pubblici ministeri, Vincenzo Barba e Francesca Maria Loy,  hanno chiesto tredici rinvii a giudizio.

Secondo l’accusa devono finire sotto processo 3 guardie carcerarie, 6 medici, 3 infermieri e un funzionario del Dipartimento amministrazione penitenziaria.

I reati ipotizzati sono molteplici e vanno dall’abbandono di persona incapace, a lesioni personali, al falso e all’abuso d’ufficio. Cucchi morì in carcere sei giorni dopo il suo arresto.

E delle persone che devono finire sotto processo ne vogliamo ricordare i nomi e sono per quanto riguarda gli agenti di custodia Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici; i medici Aldo Fierro, Stefania Corbi, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo; gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe; il funzionario del Dap Claudio Marchiandi.

I Pm hanno di fatto lasciato invariato quanto ipotizzato nell’avviso di fine indagine e cioè che Cucchi fu picchiato brutalmente dagli agenti mentre si trovava nelle celle di sicurezza del tribunale di Roma in attesa del processo per direttissima all’indomani del suo arresto, e che poi non fu curato in modo sufficientemente adeguato mentre era ricoverato in ospedale.

I magistrati sono convinti che il ragazzo sia stato abbandonato a se stesso tanto che il suo decesso fu certificato falsamente come morte naturale. Sulle richieste si pronuncerà il gup Rosalba Liso.

Chiara Pannullo