Il Cav. nomina un nuovo ministro: braccio destro dalla carriera “travagliata”

E’ Aldo Brancher, uomo di fiducia del premier, il nuovo ministro per l’attuazione del federalismo. Il primo, in realtà: essendo dicastero del tutto nuovo, una sorta di omaggio all’alleanza sempre più stretta tra Berlusconi e la Lega Nord. Più volte pacere tra il leader del carroccio e Berlusconi, è nato a Trichiana, provincia di Belluno, nel ’43. Sacerdote paolino negli anni ’70 prima, braccio destro di don Emilio Mammana – storico direttore della concessionaria interna di pubblicità di Famiglia Cristiana – poi, abbandona la tonaca negli anni ’80 per donarsi anima e carriera in Fininvest, diviene tra i più cari amici di Fedele Confalonieri, braccio destro del presidente del Consiglio.

Senonché, in piena Tangentopoli, Brancher finisce dritto a San Vittore: l’accusa, aver versato 300 milioni al Psi e 300 a Giovanni Marone, già segretario dell’ex ministro della Sanità De Lorenzo, per inserire sulle reti del biscione degli gli spot per la lotta all’Aids, finanziati appunto dal ministero. Tre mesi di detenzione, poi proposta di 2 anni e 8 mesi di carcere per finanziamento illecito e falso in bilancio. Primo e secondo grado, però: in Cassazione il primo reato venne considerato prescritto, il secondo depenalizzato dal governo Berlusconi intanto salito al potere.

In politica, è noto come solerte e taciturno sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per le Riforme istituzionali e Devoluzione nel secondo e nel terzo governo del Cav. Nel 2001 è eletto come deputato, nel 2005 di nuovo nell’occhio del ciclone: è indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sulla scalata Fiorani-Bpl, appena arrivata a processo.

Grana maxi-riciclaggio: accade che il noto Gennaro Mokbel, tra i protagonisti nell’affaire FastwebTelecom Sparkle, parli addirittura del neo-ministro come ispiratore di un “Partito Federalista Italiano” in Belgio, in una telefonata intercettata dagli inquirenti. La stessa storia che portò all’ormai famigerata candidatura del dimissionario Di Girolamo. Lui, Brancher, l’amico tanto caro al premier (tanto da guadagnarsi la sua pena e quella di Dell’Utri nei mesi di detenzione a San Vittorre) parla di “fine della civiltà, un vergogna non tollerabile”. Riferendosi a quello che ritiene il vero problema. Le intercettazioni telefoniche.

Vincenzo Marino