Foto shock sulle “navi tossiche” in Africa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:05

Ben vent’ anni di traffico di rifiuti tossici e radioattivi verso l’Africa riassunti nella nuova inchiesta di Greenpeace. La nuova denuncia scatta con la pubblicazione su loro sito di sei terribili foto (per visualizzarle basta collegarsi al sito www.greenpeace.org) che risalgono al 1997 e che forniscono una prova inconfutabile di questo traffico illegale. Nel particolare, le foto, dimostrano come centinaia di container dal contenuto di dubbia provenienza siano stati interrati nel porto di Eel Ma’aan in Somalia, costruito da imprenditori italiani. Nell’inchiesta vengono comunque lencati numerosi casi di esportazione illegale di rifiuti pericolosi: alcuni sono stati fortunatamente bloccati grazie all’intervento di Greenpeace e di altre associazioni ambientaliste ed umanitarie, mentre in altre occasioni questi vergognosi carichi sono spariti, a volte addirittura “dispersi” in mare.

“La nostra inchiesta solleva anche profondi dubbi su come siano state gestite le operazioni per fare luce sul presunto ritrovamento del relitto della “Cunski”, al largo di Cetraro – è la pesante denuncia di Greenpeace che aggiunge  Ci sono indicazioni chiare che il Ministero britannico della Difesa abbia offerto al governo italiano mezzi e personale qualificato per effettuare le ricerche sottomarine a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto da Mare Oceano, di proprietà della famiglia Attanasio, che ha effettuato l’operazione. Perché l’offerta britannica è stata rifiutata? Quali sono i termini del contratto della Mare Oceano? Non ce lo dicono! Sappiamo, però, che Diego Attanasio è coinvolto nel caso “Mills-Berlusconi””.

Già nel 2009 l’Agenzia Europea dell’Ambiente aveva denunciato la gravità della situazione e a tal proposito aveva sostenuto che la Convenzione di Basilea, che impone il divieto dell’export di rifiuti tossici tra Paesi OCSE e non-OCSE, è ben lontana dall’essere pienamente applicata.

“È necessario che l’ONU verifichi la presenza di rifiuti tossici a Eel Ma’aan – conclude Greenpeace – e che l’Ue aumenti le misure di sicurezza per la prevenzione della produzione e traffico di rifiuti tossici. Inoltre, nel contesto delle attività dell’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero dai veleni”, bisogna chiedere al Governo italiano che si crei un coordinamento tra le autorità investigative, un censimento delle attività già effettuate per la ricerca dei relitti delle “navi dei veleni” e l’esecuzione di un eventuale, successivo piano per identificare e rimuovere quanto più possibile i relitti pericolosi”.

di Roberto D’Amico

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