Polonia/presidenziali: Kaczynski guadagna terreno su Komorowski

Lech Kaczynski

Polonia sempre più spaccata a metà nelle scelte. Domani ci saranno le presidenziali indette successivamente al disastro aereo di due mesi fa che ha visto la morte del presidente Lech Kaczynski, e i milioni di polacchi saranno chiamati alle urne per decidere chi li guiderà.

Al via sono stati presentati 10 candidati: il favorito Bronislaw Komorowski leader del partito liberale Piattaforma Civica (PO), l’antagonista, il fratello gemello del presidente morto a Smolensk, Jaroslaw Kaczynski leader del partito di Diritto e Giustizia (PiS) e come terzo, con minori possibilità, Grzegorz Napieralski per i social-democratici.

Le indicazioni di settore davano con ampio margine di vittoria Komorowski in diversi sondaggi; nel primo il 41% contro il 31% di Kaczynski, nel secondo il 48% contro il 34% e nel terzo il 60% contro il 40%, ribadito su diverse trance di voto.

Lontanissimo il più vicino dei comprimari, Grzegorz, con solo il 9% dei votanti, ma pare che al di là degli altri otto in lotta, Kaczynski negli ultimi tempi abbia ridimensionato di molto il distacco prima incolmabile di Komoroski.

Nonostante quindi l’incertezza della Polonia, spaccata nell’ideale, c’è n punto fermo, cioè la sfida a suon di voti tra Kaczynski e Komorowski, che se non altro delinea fortemente il credo totale; “Più che mai, ci sono due visioni dello Stato e addirittura di civilizzazione messe a confronto” dice Edmund Wnuk-Lipinski dall’Istituto politico di Varsavia.

Lo scenario di distaccamento sociale, lo danno proprio i due contendenti che gareggiano alle presidenziali senza aver intrapreso un confronto, un dibattito aperto, Komorowski per indole e per provenienza di carica di presidente ad interim e Kaczynski per il dovere di rimpiazzare il gemello defunto a cui era palesemente attaccato.

Si attende ora di sapere cosa succederà e chi sarà il presidente polacco dopo la tragedia aerea che ha definitivamente distrutto quella parvenza di unità del Paese che da tempo era minata.

di Andrea Bandolin