Trasferite a Roma le carte della “cricca” spregiudicata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:21

“Utilizzazione spregiudicata di un sistema di relazioni professionali e personali” nell’ambito di un “sistema di potere” che ha determinato “una rete di interessi intrecciati“. Con queste (e altre) parole la Cassazione ha ieri confermato le motivazioni depositate lo scorso 10 giugno in riferimento alla necessità di trasferire le carte dell’inchiesta sui presunti abusi degli appalti per la costruzione della scuola dei marescialli dei carabinieri di Castello dalla Procura di Firenze a quella di Roma.

Una decisione che la Suprema Corte ha sostanzialmente rimarcato, partendo dall’osservazione che i fatti riscontrati dalla Procura di Firenze rappresentano soltanto un piccolo tassello del puzzle ben più grande che conduce invece agli affari consumati nella Capitale. Come dire che tra il capoluogo toscano e Roma esiste un filo rosso di presunta corruzione che merita di essere attentamente ripercorso, partendo dal luogo in cui gli interessi tra funzionari pubblici e imprenditori si sono intrecciati e consolidati.

I 40 faldoni arrivati ieri a Roma riguardano – come è noto – le posizioni di Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, dell’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli, dell’avvocato Guido Cerruti e dell’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci.

Gli indagati, per i giudici della Suprema Corte, facevano parte “di un sistema di potere in cui appare normale accettare e sollecitare utilità di ogni genere e natura da parte di imprenditori del settore delle opere pubbliche, settore nel quale quei pubblici ufficiali hanno potere di decisione e notevole potere di influenza, e gli imprenditori hanno aspettative di favori, nel quale De Santis – hanno precisato – è, con altri, protagonista, De Vito Piscicelli in consolidato rapporto, Cerruti anch’egli in stabile e consolidato rapporto in particolare con De Santis e altri dei co-indagati, disponibile a cogliere l’occasione palesemente anomala”.

Gli affari della “cricca” passano insomma sotto la lente di osservazione dei pm romani che dovranno adesso decidere (entro il 30 giugno) se confermare le misure cautelari disposte dai colleghi fiorentini o soddisfare le richieste dei difensori degli indagati che rivendicano l’immediata scarcerazione.

Maria Saporito

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