Accordi bilaterali Francia-Russia, tra Napoleone e gasdotti

(Da sinistra) Dmitrij Medvedev e Nicolas Sarkozy

Quale miglior regalo per un presidente francese di un documento firmato da Napoleone in persona? Se questo presidente è un bonapartista come il presidente Nicolas Sarkozy, poi, il piacere è doppio. Allora sembra azzeccata la scelta del presidente russo Dmitrij Medvedev, che per concludere il Forum economico Internazionale tenutosi a San Pietroburgo – più che altro un affaire tra Francia e Russia – ha fatto un dono del genere a Sarkozy: “lo abbiamo trovato, comprato, ed è stato compiuto tutto cio’ attraverso fondi privati, per donarlo ai nostri partner francesi – ha detto Medvedev – come simbolo delle nostre buone relazioni”. Ma questo è solo il sigillo finale di un vertice diplomatico ricco di accordi e importanti decisioni.

Il bottino complessivo della raffica di accordi firmata nella biblioteca intitolata a Boris Eltsin ammonta, secondo il presidente russo, a cira 5 miliari di euro. Sul versante francese Pietroburgo ha visto l’ufficializzazione dell’ingresso di Edf nel progetto South Stream (il progetto che prevede la costruzione di un enorme gasdotto che collegherà la Russia direttamente con l’Europa), con la cessione da parte di Eni di una quota del 10 per cento. Sarkozy – alla vigilia della presidenza francese del G20, che inzierà a fine anno – ha poi spostato l’attenzione sui problemi della crisi globale, promettendo di battersi per la regolamentazione dei mercati finanziari globali e la tassazione delle transazioni, per un nuovo sistema monetario, e per creare «un gigantesco spazio economico comune» che unisca Russia ed Europa.

Il presidente francese ha poi strappato gli applausi dei presenti alla conferenza conclusiva del vertice (4mila partecipanti, calcola Medvedev, in rappresentanza di cento paesi e 700 compagnie) ricorrendo ad una retorica appassionata ed infiammata: “Siamo vicini – ha detto Sarkozy – abbiamo la vocazione a essere amici, il muro è caduto“. Il presidente francese ha poi ammesso di aver accantonato il discorso preparato per lui dal suo staff: “Volevo dirvi ciò che voglio io, non quel che pensa la mia amministrazione”. La differenza? “Ciò che loro pensano di fare in 20 anni, io lo voglio in pochi mesi“. C’è da crederci? Poco conta: con un manoscritto di Napoleone in mano affermazioni del genere sembrano lecite, se non doverose.

Roberto Del Bove