Come combattere l’osteoporosi

 L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione progressiva della massa ossea e, quindi, della sua resistenza. La maggior parte delle persone raggiunge infatti il picco di massa ossea tra i 20 e i 30 anni, massa che dai 35 anni in poi si comincia a perdere molto lentamente (le donne più velocemente dopo la menopausa, ma succede anche agli uomini).

Questo fenomeno determina una maggiore fragilità dello scheletro e ad un conseguente aumento del rischio di fratture, che si verificano soprattutto nelle zone del polso, della colonna vertebrale e del femore.

L’ osteoporosi indebolisce l’ossatura del corpo che diventa come la struttura di un mobile danneggiato dalle termiti. Sfortunatamente, molte persone ignorano che le ossa si stanno indebolendo fino a quando una si rompe.

Le donne, di solito dopo la menopausa, sono le più colpite dall’osteoporosi e ciò accade il più delle volte in maniera silenziosa e progressiva senza manifestazioni cliniche evidenti.

Questo è il motivo che rende la malattia difficilmente riconoscibile senza una diagnosi mirata fino a quando non si trova già in fase avanzata (generalmente dopo i 50/60 anni). E si manifesta in questo modo con fratture scheletriche che si verificano in seguito a traumi anche lievi o banali.

In Italia, sono affetti da osteoporosi il 23 per cento delle donne sopra i 40 anni e il 14 per cento degli uomini con più di 60 anni. L’incidenza della malattia è peraltro in rapida crescita in tutti i paesi sviluppati a causa del sensibile aumento della popolazione anziana e si stima che in Europa, Stati Uniti e Giappone siano colpiti da questo problema oltre 75 milioni di persone.

Le più colpite sono le caucasiche e le asiatiche: in particolare, le donne sono quattro volte più a rischio degli uomini di sviluppare osteoporosi. È comunque bene ricordare che questa malattia è un reale rischio anche per gli uomini anziani. Per tentare di tracciare un identikit, la donna a rischio di osteoporosi è minuta, di carnagione e capelli chiari, fuma, fa vita sedentaria, si è sottoposta a diete dimagranti sbilanciate ed eccessive o è andata in menopausa prima dei 45 anni (ad esempio per problemi ormonali o per un intervento di isterectomia) oppure è stata per un lungo periodo immobilizzata a letto per un incidente o una malattia. Particolare attenzione devono poi averla le donne la cui mamma o la cui nonna hanno sofferto di questa malattia.

Un dato di fatto è che le cinquantenni europee sono poco informate sulla malattia, non la temono e non fanno niente per prevenirla, salvo poi ritrovarsi vittime di fratture. Per questo è fondamentale che le donne, ma anche gli uomini, a rischio si rivolgano al proprio medico che saprà consigliare sul da farsi. A tutte le età, in ogni caso, è importante conoscere i fattori che possono influenzare la salute delle ossa.

Cosa fare dunque? Innanzitutto è necessario avere un’alimentazione sana e corretta ed abbinarla ad un regolare esercizio fisico. Il movimento, infatti, aiuta la crescita delle ossa da giovani e le protegge nell’età adulta. La sedentarietà, invece, riduce il ricambio dell’osso (cioè il suo costante processo di rigenerazione) e indebolisce la muscolatura, con numerosi effetti negativi sul sistema muscolo-scheletrico.

Quali sono, dunque, i principali consigli a cui attenersi?

  • A tutte le età è importante inserire adeguate quantità di calcio e vitamina D nell’alimentazione.
  • Svolgere regolarmente esercizio fisico; per gli anziani, in particolare, ginnastica dolce, Tai Chi, yoga o stretching aiutano il coordinamento e l’equilibrio, ma anche camminare regolarmente per una mezz’ora al giorno apporta notevoli benefici all’organismo.
  • Mantenere un peso normale: il sovrappeso aumenta il rischio di frattura e perdita ossea.
  • Non fumare.
  • Limitare l’uso di alcolici.
  • Parlare con il proprio medico dei farmaci che si stanno prendendo: alcuni, per esempio i farmaci per i problemi della tiroide o per le artriti, potrebbero indebolire le ossa.
  • Ridurre i “pericoli” nella propria casa che potrebbero incrementare il rischio di cadere, quindi di fratture (per esempio eliminare i tappetini, evitare i gradini interni, ecc.).  

Tenere presente inoltre che l’apporto di calcio è determinante e lo dà in particolar modo: il latte fresco, lo yogurt e i latticini che sono sempre le opzioni migliori. I contenuti di calcio restano poi inalterati anche nei prodotti a lunga conservazione e parzialmente o totalmente scremati, quindi se ne può fare uso anche se si deve seguire una dieta priva di grassi.

Per chi non ha problemi di sovrappeso, poi, si può optare per tutti i formaggi stagionati, tra cui il parmigiano è senz’altro uno dei più preziosi alleati. Un altro alimento dei cui elevati contenuti di calcio spesso non si è consapevoli sono invece i gelati a base di latte. Per chi non ama i latticini o ha problemi di allergie e intolleranze, esistono anche dei tipi di latte di soia o di latte di riso addizionati di calcio (del quale altrimenti sono privi).

Si può inoltre ricorrere ad acque mineralizzate particolarmente ricche di calcio, anche se va ricordato che il calcio contenuto nell’acqua potabile non serve altrettanto bene allo scopo perché non si metabolizza facilmente come quello contenuto nel latte. Ne esistono molte in commercio, ma la stessa acqua di rubinetto di molte città italiane è estremamente ricca di calcio.

Oltre ai latticini c’è poi una vasta scelta di alimenti che lo contengono: dal pesce azzurro (soprattutto le alici, i lattarini e tutti i piccoli pesci che si mangiano con la lisca) alla frutta secca (ad esempio noci, mandorle, pinoli, pistacchi e fichi secchi), dalle erbe aromatiche (il prezzemolo, per esempio, ne è molto ricco) alle verdure (agretti, cavolfiori, cicoria e radicchio verde).

Spesso la diagnosi di questa malattia è casuale: un mal di schiena che dura da troppo tempo, un trauma, una caduta che causa una frattura. All’inizio la perdita ossea non è visibile e la radiografia può mostrare una riduzione ossea lieve generalizzata o localizzata. Poi, dopo un paio di anni, è la frattura o microfrattura delle vertebre che causa dolore.

Purtroppo spesso anche condizioni di osteoporosi conclamata passano inosservate e avviene anche nel caso di fratture delle vertebre che si manifestano con dolore a carico della colonna e vengono quindi scambiate con un comune mal di schiena. La formazione della tipica curvatura dorsale si manifesta, infatti, solo in stadio avanzato come anche la riduzione della statura.

Oggi le persone a rischio possono essere sottoposte a esami fondamentali che permettono al medico di diagnosticare l’osteoporosi negli stadi iniziali. È per esempio il caso della mineralometria ossea computerizzata, meglio conosciuta come MOC: un test veloce, sicuro e indolore che accerta la densità minerale delle ossa con notevole precisione.

Sono le persone a maggior rischio e quelle che hanno già un’osteoporosi in atto a sottoporsi ai trattamenti oggi a disposizione, tra cui in particolare i bifosfonati, potenti inibitori del riassorbimento osseo. È necessario, però, che si segua una terapia continuativa: è perciò fondamentale affidarsi al medico curante e seguire scrupolosamente le sue indicazioni.

Chiara Pannullo