Inchiesta Grandi Opere: anche Sepe e Lunardi indagati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:03

Nella “cerchia” delle persone sospettate di aver beneficiato delle agevolazioni concesse dal costruttore Diego Anemone e dai suoi collaboratori, entrano due autorevoli personaggi pubblici: il cardinale Crescenzio Sepe e l’ex ministro delle Infrastutture, Pietro Lunardi.

Contro di loro la Procura di Perugia ha emesso due avvisi di garanzia nell’ambito di due diversi filoni dell‘inchiesta che tenta di fare luce sugli appalti per le Grandi Opere del G8 alla Maddalena. Corruzione è il reato ipotizzato sia per l’arcivescovo di Napoli che per l’ex ministro del terzo governo Berlusconi.

Più precisamente, le accuse mosse al cardinale Sepe riguardano la vendita di alcuni palazzi e la presunta ristrutturazione anche di edifici sacri ad opera delle aziende edili del costruttore romano, Diego Anemone. Il sospetto dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi è che Crescenzo Sepe, all’epoca dei fatti contestati (2005) al vertice di Propaganda Fide, abbia potuto usufruire di qualche favore in cambio della “fiducia” accordata alle imprese di Anemone.

Non solo: il nome del cardinale compare anche nelle carte dell’ inchiesta che riguardano la posizione del numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso, in riferimento alla ben poco chiara situazione dell’appartamento di via Giulia a Roma. Più volte interpellato dai magistrati, infatti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha riferito che tale appartamento gli era stato consigliato dallo stesso arcivescovo di Napoli, che lo aveva rimandato al professor Francesco Silvano (collaboratore di Propaganda Fide). Secondo la ricostruzione di Bertolaso, inoltre, Silvano aveva messo gratuitamente il locale a sua disposizione.

“Il cardinale aveva già dato la sua disponibilità a parlare con i pm – hanno fatto sapere nella serata di ieri fonti vaticane – e dunque lo farà e chiarirà la sua posizione“. Le stesse fonti hanno poi precisato che il porporato, raggiunto dall’avviso di garanzia, continua a dichiararsi assolutamente sereno e desideroso di collaborare con la magistratura in modo tempestivo ed efficace.

Le accuse mosse dai pm perugini all’ex ministro Pietro Lunardi riguardano invece la vendita e la ristrutturazione di un palazzo in via dei Prefetti a Roma, che compare anche nella famosa Lista Anemone. Lo scorso 14 giugno era stato lo stesso Lunardi a ricostruire la vicenda in un’intervista al quotidiano “La Repubblica”, chiamando in causa anche l’ex responsabile dei Lavori pubblici, Angelo Balducci: “Arriva Balducci – ha raccontato l’ex ministro delle Infrastrutture – e mi dice: ‘Propaganda Fide sta mettendo a reddito i suoi duemila appartamenti’. Mi porta la lista e io scelgo via dei Prefetti, dove trovo Anemone che sta ristrutturando il palazzo per conto di Propaganda Fide”.

“Entro – ha continuato Lunardi – e chiedo di acquistare l’appartamento, ma il cardinale Sepe prende tempo e mi concede di restare. In quel periodo non ho pagato l’affitto, mi hanno fatto la cortesia di ospitarmi gratis. Quando nel 2004 arriva la risposta – ha precisato l’ex ministro – una banca valutò il palazzo 4 milioni e 160 mila euro, io ho acceso un mutuo da 2,8 milioni, più 600 mila euro miei. Zampolini – ha concluso Lunardi – mi ha avviato la denuncia di inizio attività per la ristrutturazione”.

Una ricostruzione che, con ogni probabilità, l’ex ministro consegnerà adesso ai pm perugini, nella speranza di allontanare da sè i sospetti di un legame compromettente con i presunti manovratori degli appalti truccati alla Maddalena.

Maria Saporito

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!