Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Berlusconi contro le correnti interne: sono al 60%

Berlusconi contro le correnti interne: sono al 60%

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha scelto di intervenire telefonicamente per dare il suo “bene placet” alla nascita di “Liberamente”, la nuova fondazione interna al Popolo delle Libertà voluta dai ministri Gelmini, Bondi e Frattini con l’intenzione di contenere il potenziale politico dei finiani di “Generazione Italia” e “Fare Futuro” all’interno del partito.
Via libera, quindi, all’iniziativa dei suoi fedelissimi ma anche un appello a non balcanizzare il dibattito interno, soprattutto in vista di passaggi delicati su manovra economica, federalismo e “legge bavaglio”, che potrebbero far emergere, anche in Parlamento, i dissapori con l’area che fa riferimento al Presidente della Camera Gianfranco Fini.

“Purtroppo stiamo cercando di farci del male in casa, cerchiamo di non farlo. Non dobbiamo aprire a correnti. Dobbiamo essere uniti come siamo sempre stati”.
Quasi un rimprovero verso chi, anche tra i fondatori di “Liberamente”, ha ammesso di vedere nella fondazione un mezzo per confrontarsi alla pari con altre “strutture organizzate”, vere e proprie correnti, come d’altronde ammettono senza remore di essere i finiani.

“Nonostante il fango che circola e che cercano di buttarci addosso ho una buona notizia. – ha continuato il premier, estraendo dal cilindro il miracoloso sondaggio di turno – Secondo l’ultimo sondaggio di Euromedia il Pdl è al 38%, il governo al 48% e Silvio Berlusconi sopra il 60%“.
“Quasi un miracolo – ha continuato – se ci confrontiamo con il resto d’Europa dove, in questo momento di crisi, i maggiori leader hanno perso le elezioni di medio termine e viaggiano alcuni sotto il 30% , altri sotto il 20%”.

Un miracolo (tutto da verificare) o, forse, più laicamente il naturale prodotto della realtà di un Paese come l’Italia in cui i più importanti veicoli di informazione, in primis il Tg1, scelgono di cancellare il corteo dei 20mila aquilani scesi in piazza contro la gestione del terremoto del Governo, i contenuti dell’accordo “ricatto” sottoposto da Fiat ai lavoratori di Pomigliano e che, ad oggi, ancora non vive sulla propria pelle le conseguenze della “manovra lacrime e sangue” che il Parlamento si preparare a varare.

Mattia Nesti