Prima filiera agro energetica italiana: un passo verso energia rinnovabile

Grazie alla prima filiera agro energetica italiana al 100 per cento, sarà possibile dare luce alle case di 350 mila famiglie.

Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione tra Coldiretti, Consorzi Agrari d’Italia, PowerCrop ed il gruppo Maccaferri ed è stato presentato alla sesta edizione del Forum Nazionale “Green Economy“, organizzato da Coldiretti e studio Ambrosetti.

La filiera che produrrà energia esclusivamente da semi di oleaginose (tipo girasole) e legno di pioppi coltivati in 80 mila ettari di campi nazionali, trattati nei vecchi zuccherifici dell’Eridania Sadam, è stata possibile grazie al decreto firmato da Giancarlo Galan, ministro delle Politiche Agricole.

Il progetto si svilupperà per i prossimi 15 anni, darà lavoro a 4 mila unità di dipendenti a tempo pieno e sarà il simbolo di un riscatto dalla dipendenza del petrolio estero, causa di dispendio economico e gravi danni ambientali, se solo si pensa al disastro nel Golfo del Messico oppure a quello che colpì la regione spagnola della Galizia.

Un contributo importante che ridurrà di 600 mila tonnellate all’anno l’emissione di CO2, permettendo all’Italia di mantenere l’impegno assunto con l’Unione Europea, che intende ridurre entro il 2012, del 20 per cento le emissioni di gas serra ed aumentare del 20 per cento l’utilizzo di fonti rinnovabili.

“L’accordo – afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini – consente di realizzare una filiera energetica tutta italiana a forte coinvolgimento agricolo con un meccanismo di remunerazione della materia prima trasparente ed atto a consentire un reddito stabile per le imprese nel medio e lungo periodo”.

I Consorzi Agrari infatti, ricoprono un ruolo determinante in questo progetto che, continua Marini, dimostra il contributo concreto che “possono offrire le imprese agricole italiane ad una crescita sostenibile dal punto di vista ambientale, climatico e occupazionale e di come quando ci si confronta con gruppi industriali sani lontani da approcci speculativi, ai quali spesso siamo abituati, gli accordi riescono pienamente a conciliare gli interessi generali del Paese con quello delle parti interessate”.

Giulia Di Trinca