Il nuovo trapianto di rene con la “tecnica dolce”

In Italia è stato effettuato per la prima volta un trapianto pediatrico di rene da donatore vivente con la tecnica “hand assisted” importata da Minnesota. Il trapianto è stato effettuato a Roma, all’ ospedale Bambin Gesù: a donare l’organo papà Andrea, di 39 anni; a riceverlo, invece, la figlia Martina, di 11 anni.

Il risultato dell’ operazione è stato ottimo e l’evento a dir poco storico: l’èquipe che ha effettuato l’intervento è stata guidata dal primario di chirurgia del trapianto del rene, Nicola Capozza.
L’intervento è stato portato avanti, nella fase di prelievo, dal professor Mikel Prieto e dal dottor Giovanni Torino e, nella fase di trapianto, dallo stesso Capozza, e dai dottori Giuseppe Collura e Sandra Battaglia. «Il prelievo – spiega il primario del Bambino Gesù – è stato fatto con la tecnica laparoscopica aiutata dalla mano, detta “hand-assisted”. Dura di meno ed è meno invasiva. È una piccola incisione che consente alla mano di entrare nell’addome e operare».

Non è facile mettere in atto questa tecnica, ma certamente è molto meno invasiva. Per coordinare tuttie  dare suggerimenti sulla tecnica è arrivato dagli States Mikel Prieto della clinica Mayo.
Viene effettuata in totale sicurezza, senza dolore post operatorio e la degenza in ospedale dura non più di due giorni. «Tutto questo – spiega Capozza – incrementerà i trapianti da viventi, che in Italia sono ai minimi in Europa».

Il presidente della Società italiana di pediatria, Alberto Ugazio dichiara che «Anche la qualità e l’aspettativa di vita del donatore rimangono del tutto analoghe a quelle del resto della popolazione», spiegano dall’ospedale. Se la donazione degli organi è considerata un grande gesto d’amore, «la donazione di un rene o di parte del proprio fegato o del midollo, per restituire una speranza di vita a un proprio caro, è la sintesi più alta di un legame affettivo».

Angela Liuzzi