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L’ombra della corruzione sulla commissione che deciderà il destino delle balene

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Sarà il Marocco ad ospitare, da oggi fino a venerdì 25 Giugno, la 62esima riunione della commissione  baleniera internazionale. La questione più spinosa e di rilevanza mondiale che verrà affrontata sarà quella della riapertura o meno della caccia alle balene a scopi commerciali. La pratica, che in tempi meno recenti aveva ridotto, fino a quasi farli scomparire dal pianeta il numero di esemplari di cetacei, è sotto moratoria internazionale da ben 24 anni.L’attività, quindi, per tutto questo tempo è rimasta vietata, se non per scopi scientifici.

Proprio questi ultimi sono quelli ai quali il Giappone si appella continuamente per giustificare la sua attività di caccia ai cetacei, creando non pochi problemi a molti paesi, visti i frequenti sconfinamenti in acque appartenenti a stati specifici. Per questo motivo recentemente l’Australia ha infatti denunciato il paese del Sol Levante; una baleniera giapponese infatti era entrata in acque australiane a caccia di balene, attività che in quella zona è vietata.

Sulla commissione che si troverà ad affrontare quello che si configura come un vero e proprio problema di diplomazia internazionale, aleggiano però sia luci che ombre:  secondo quanto scritto dal  Sunday Times, Anthony Liverpool, che della suddetta commissione è vice-presidente, si sarebbe fatto pagare  viaggio e soggiorno  ad Agadir , la città ospitante l’evento, da una nota azienda giapponese.

Un’ eventuale decisione in senso “commerciale” potrebbe definitivamente cancellare la balena dalla faccia della Terra, dallo sterminio infatti, si salverebbero probabilmente solo gli esemplari in cattività, ma di fatto, la balena rischierebbe seriamente di scomparire dal suo habitat naturale, il mare. Inoltre, nessuno sembra voler affrontare il problema morale, che appare essere quello più importante a livello umano. Sostanzialmente si tratta infatti di decidere sulla questione “uccidere per fare soldi“. 

Contro questa proposta sulla quale sono puntati i riflettori della 62esima commissione anche gli ambientalisti. E’ nota ad esempio la fervida attività di Greenpeace atta ad ostacolare le baleniere giapponesi, attraverso azioni di disturbo compiute con imbarcazioni apposite.

A Roma, nella centralissima scalinata di Piazza di Spagna, gli ambientalisti di Greenpeace hanno “depositato”  una finta balena di 15 metri, affiancata dalla scritta  “Le balene non sono in vendita”.  Attraverso una  “metodica corruzione” ha aggiunto l’associazione ambientalista ” i paesi balenieri stanno cercando di raggiungere la maggioranza mentre si è veramente a un passo dalla riapertura della caccia commerciale alle balene“.

A.S.