Mondiali 2010, Brasile: per Luis Fabiano è stata la mano di Dio

Il giorno dopo aver regalato il secondo successo alla nazionale verdeoro, nel girone di qualificazione della rassegna iridata in terra Sud Africana, Lusi Fabiano è ancora euforico e pieno di felicità per il premio come uomo della partita ricevuto al termine del match. “È stata la mano di Dio. Sì, sul secondo gol ho toccato il pallone con la mano, ma è stato involontario. Diciamo che è stata la mano di Dio. Ed è stato anche il più bel gol della mia carriera. E come dare torto all’attaccante del Siviglia. Al di là del tocco di mano (anzi due, visto che c’è un gomito in avvio di azio­ne), il gesto tecnico del numero nove è stato di stra­ordinaria bellezza, con un doppio sombrero audace quanto spettacolare, prima di scaricare il pallone in fondo alla rete.

Sicuramente non è della stessa opinione  il tecnico della Costa d’Avorio,  Sven Goran Eriksson, che a fine partita ha precisato con una forte vena polemica:  “Sul raddoppio, Luis Fabiano ha toccato con la ma­no, quel gol non era da convalidare”.

Più “sportivo” invece, il commento dell’attaccante del Chelsea e della nazionale ivoriana, Didier Drogba: “La chiave della partita è stata Luis Fabiano che ha fatto due gol eccezionali, anche se uno non era del tutto re­golare”.

A conti fatti però, le colpe maggiori devono ricadere sull’arbitraggio disastroso del signor  Lannoy, capace di espellere Kakà per doppio giallo ma, al tempo stesso, di non sanzionare Tiote per un fallo assassino su Elano.

Il Brasile comunque assieme a Olanda e Argentina, resta una delle poche squadre ad aver messo in scena un buon gioco condito da gol e spettacolo, candidandosi alla vittoria finale.  
“La qualità del gioco del Brasile aumenta quan­do in campo ci sono avversari for­ti. Dopo la  Costa d’Avorio, con il  Porto­gallo vedrete una Seleçao ancora migliore. Possiamo solo crescere e ne vedrete delle belle”.
Parola del campione del mondo 1994 ed ora allenatore della Selecao, Dunga.

Paolo Piccinini