Mondiali 2010: day after Italia, Lippi persevera ma non siamo fortunati

Marcello Lippi, 62 anni

Rieccoci qui a leccarci ferite più o meno profonde, all’indomani del secondo pareggio consecutivo in questo mondiale. Stavolta molto meno gradito e gradevole, sia per l’avversario (una Nuova Zelanda assai più modesta del Paraguay) sia per una classifica del girone che inizia a farsi preoccupante. I sudamericani, vittoriosi sulla Slovacchia, sono in testa a 4 punti. Seguiamo noi e gli ‘all whites’ a quota 2 con Hamsik e compagni ultimi a un punto. Sarà decisiva la terza ed ultima, per sperare di agganciare il treno degli ottavi anche da secondi in graduatoria. Ma ci penseremo, di tempo ce ne sarà. Ora, è il caso di fare un piccolo passo indietro e analizzare cosa (di nuovo) non è andato per il verso giusto.

Il personaggio nel mirino è ancora una volta lui, Marcello Lippi. E chi se no? Il nostro ct prosegue il proprio percorso di scelte assai discutibili. Ok il gruppo, ok il collettivo. Ma perseverare in nome di una misteriosa ragione di squadra, ci sembra troppo. L’undici anti Paraguay si era dimostrato non all’altezza della situazione: squadra volitiva e grintosa, ma inadeguata sotto il profilo della fantasia e dell’incisività. Con Pepe, Marchisio, Iaquinta e Gilardino in fase offensiva e senza Pirlo in cabina di regia, chi si occupa di ‘creare’ e illuminare il gioco? Risposta: nessuno. Lunedì scorso furono un errore del portiere Villar e un paio di cambi in corsa  a modificare radicalmente il volto del match. Contro la fin troppo sottovalutata Nuova Zelanda, Lippi ha deciso di riproporre i medesimi undici, peraltro schierati in maniera diversa con Marchisio esterno sinistro alto. Il ct avrà pensato: “ma sì, mi basteranno questi per vincere”. No, signore. In un campionato del mondo ormai nessuno è disposto a far regali, nemmeno la buona sorte. L’Italia ha confermato di avere poche idee in campo, almeno fino all’ingresso di uomini di maggior fantasia quali Camoranesi e Di Natale. La crisi personale di alcuni giocatori (Gilardino su tutti), ha fatto il resto.

Buona sorte, dicevamo. Sì perché anche la Dea bendata, forse furiosa con il Marcello confuso, ha deciso di opporsi al cammino degli azzurri. Subito sotto con un gol in fuorigioco, e in immediato affanno alla ricerca della rimonta. Psicologicamente non proprio il massimo, soprattutto per chi è a caccia di un minimo di serenità. In un secondo tempo disputato all’arrembaggio, almeno un pallone avrebbe potuto varcare la linea di porta neozelandese, guidato dal fato alleato. Macché, niente. 1-1 contro una delle squadre meno quotate del torneo, e tutti a casa. Con il broncio e parecchi rimpianti, pensando ad un finale di girone thrilling e ad una Slovacchia che giovedì apparirà ai nostri occhi come il Brasile del ‘70. Ma detto questo: ce la possiamo ancora fare. Siamo i campioni del mondo, forse ancora per poco ma è d’obbligo difendere il nostro titolo con i denti. Stavolta, caro Lippi, ci pensi su. Il tempo degli errori, seppur in buona fede, è giunto al termine.

Alessio Nardo