Il Cav molla tutto: “Me ne vado, cosa faranno senza me?”

E’ bagarre nel governo. Le possibilità che la maggioranza regga per tutti e tre gli anni che restano si assottigliano giornalmente. Sebbene appaiano sempre, comunque, tante. L’ultima nasce dall’esternazione, o meglio la precisazione, di Umberto Bossi a Pontida sulla nomina di Aldo Bracher a ministro per l’attuazione del Federalismo. “Dovevamo farlo per dargli la possibilità di usare il legittimo impedimento”, pare sia stata la risposta da uomini del Pdl. Che spiega e no.

Secondo il Secolo XIX, infatti, Bossi teme che Berlusconi, sul sogno federalista della Lega, stia facendo volutamente melina. Da qui le forzature nelle ultime uscite, contro Fini, contro la nazionale, contro chi attacca la chimera della secessione. Seguito a uomo, sull’altra sponda, dal presidente della Camera, il premier pare stia pensando addirittura di lasciare, sebbene solo temporaneamente.  “Basta, ho una grana al giorno. Sto pensando di prendermi una bella vacanza e di abbandonare tutti: voglio vedere cosa fanno senza di me..”, attribuisce al Cav il giornale genovese. Un momento di amarezza e confessione aperta a propri fedelissimi.

Intanto quello per l’attuazione del Federalismo potrebbe diventare il ministero meno longevo della storia: l’ex braccio destro del premier dovrebbe essere spostato, senza alzarsi dalla sedia, in un altro ufficio. Tutto nuovo e su misura per lui e il travaglio con Bossi: il nuovo Ministero del Decentramento. E su richiesta dello stesso neo-nominato, che tiene a tranquillizzare la maggioranza. “La mia è stata una nomina del tutto condivisa – spiega infatti Brancher – . Non porto via nulla a Bossi. Io sono il garante, colui che garantisce un coordinamento ed una regia al federalismo”.

Berlusconi ha capito che il federalismo va completato entro i prossimi tre anni” aggiunge, l’importante è che “sia un ministro del Pdl a fare da congiunzione tra la Lega, che fa le leggi sul federalismo e i ministeri sui quali queste leggi impattano, che sono tutti del Pdl. Un ministro operativo e poco sbilanciato” che farà da “anello di congiunzione” e “risposta ai timori sui costi del federalismo”.

Quanto alla chiacchierata nomina a ministro per la possibilità di usufruire del legittimo impedimento, da utilizzare nel processo che lo vede coinvolto in queste settimane, Brancher spiega che “ne parliamo da alcune settimane, non è stato improvviso. Se il legittimo impedimento fosse stato così urgente sarei diventato ministro due mesi fa”. Che spiega e no.

Vincenzo Marino