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Catania, 19enne suicida in carcere: la madre non ci crede

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C’è una mamma che non si dà pace, il figlio si è tolto la vita in carcere, almeno questo è ciò che a lei è stato riferito, ma la donna non ci crede. Stringe forte l’immagine del ragazzo, è la foto segnaletica dove sono ben evidenti i segni di un’aggressione: l’orecchio tagliato, le labbra gonfie e gli occhi neri. Non crede al suicidio del figlio avvenuto in una cella del carcere di Catania, e da oltre un anno Grazia Lavenia chiede la riapertura dell’indagine, troppi i punti da chiarire per quella morte avvenuta il 28 marzo dello scorso anno. Carmelo Castro diciannovenne e incensurato sarebbe stato pestato dopo il fermo, è ciò che sostiene la madre, lo dimostra la foto segnaletica ma anche alcune macchie di sangue trovate sui vestiti del ragazzo.

Mio figlio per me era un bambino – dice la donna – non penso che aveva tutta questa fantasia di uccidersi e di impiccarsi”. Il Pubblico Ministero invece non ha dubbi, si è trattato di suicidio, Carmelo avrebbe attaccato il lenzuolo alla branda e si sarebbe lasciato morire: asfissia per impiccamento è ciò che ha provato l’autopsia, dunque il caso è stato archiviato.

Ma la madre non si rassegna: “Voglio sapere la verità – dice- voglio sapere cosa è successo, non può finire così non è stato un suicidio. Mio figlio era sottoposto al regime di sorveglianza massima: perché nessuno si è accorto di nulla? Ma voglio anche sapere cosa gli hanno fatto fuori dal carcere”.

La donna ritiene che il figlio sia stato pestato. Le accuse sono rivolte ai carabinieri: “Lo hanno trattenuto in caserma un intero pomeriggio e io da sotto lo sentivo piangere e gridare”. E poi rimane un punto oscuro: per il trasporto del ragazzo in ospedale venne utilizzata una normale auto di servizio: “Perché – si chiede il legale della famigliail medico del carcere riferisce di aver praticato le manovre di rianimazione cardiorespiratoria poi le interrompe e, ingiustificatamente, non ritiene di dover disporre il trasporto in ospedale con autoambulanza dove potevano continuare le manovre di rianimazione?”.

Dunque c’è solo un’ipotesi di suicidio e una madre che attende di sapere la verità.

Sabrina Ferrante

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