Crocifisso: Berlusconi, l’Europa cristiana dalla nostra parte

Secondo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la protesta dell’Italia contro la sentenza della Corte europea di Strasburgo sull’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici sarebbe condivisa da una grossa fetta dell’Europa. E mentre la Corte Europea dei diritti dell’uomo si trova a dover decidere nei prossimi giorni sul ricorso italiano, il premier si erge a difensore della cristianità quando ricorda di essere stato tra i primi ad esprimere, nello scorso novembre, “profondo sconcerto per la decisione della Corte europea di Strasburgo sul divieto di esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, sottolineandone l’inaccettabilità, non solo per l’Italia e la stragrande maggioranza degli italiani, ma per buona parte dell’Europa”.

Berlusconi ricorda, inoltre, ai cronisti di essere stato tra i primi, già in sede di formazione della nuova costituzione europea, ad avanzare la richiesta di riconoscimento delle radici giudaico-cristiane dell’Europa.  E nel ribadire l’impossibilità per gli europei di non dirsi cristiani, il presidente del Consiglio esalta la forza simbolica e i valori racchiusi nel crocifisso. “Questo complesso di valori – aggiunge Berlusconi – ha sostenuto negli anni lo sviluppo delle coscienze, ha rafforzato le convinzioni e l’abnegazione di tante eroiche personalità, anche oscure, sempre vicine al prossimo che soffre, ha animato la vita politica, ed ha, comunque, permesso, negli anni, alle giovani menti di questo Paese di formarsi e, se di idee diverse, di poter confrontarsi con il messaggio cristiano, ancora oggi considerato vivo ed attuale in ogni parte della terra”.

Meno effervescente è stato, invece, l’intervento sulla questione da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha tuttavia espresso l’auspicio che la laicità dell’Europa non entri in conflitto coi sentimenti popolari. E quanto alla decisione della Corte Europea in merito al ricorso presentato dall’Italia, Napolitano si limita a dichiarare che sarebbe meglio che su tali questioni fossero i singoli Stati ad esprimersi.

Raffaele Emiliano

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