Il volto affamato dei Mondiali di calcio

Quello che per la Fifa (Fédération Internationale de Football Association) dovrebbe essere “ il gioco più bello del mondo“, per molti, per troppi, non è che l’ennesimo schiaffo sul volto di una povertà volutamente nascosta. Se in questi giorni a fare notizia sono l’assordante frastuono delle wuwuzelas o la clamorosa uscita di scena dei Bleus dalla competizione o ancora la presenza di stupende tifose sudamericane sugli spalti di un mastodontico stadio sudafricano, c’è da chiedersi se fuori, a pochi metri di distanza dalle foto che stanno rendendo celebre questo anomalo mondiale africano, ci sia qualcos’altro.

Quel qualcosa c’è, ma va tenuto nascosto. Ha il ventre scavato di tanti uomini e tante donne per i quali il mondiale di calcio non è altro che un gioco prestigioso e strapagato che non hanno neppure il diritto di guardare in televisione, perchè a loro è permesso solo ospitare lo spettacolo senza esserne parte. A loro non interessano biglietti e autografi dei campionissimi, loro neppure riescono a comprendere perchè ventitrè uomini si perdano a correre dietro a una palla in un rettangolo verde.

In Sud Africa, a pochi metri di distanza dai riflettori del mondo la gente ha altro a cui pensare. Nelle sterminate e non troppo periferiche bidonville sudafricane si cerca qualcosa con cui riempire lo stomaco e ci si dispera per essere stati ancora una volta dimenticati, persino questa volta che l’occhio del mondo è così vicino alla sofferenza. Eppure i soldi per ristrutturare o costruire ex novo questo o quel magnifico stadio si son trovati, così come si è riusciti a trovare l’equivalente di 60 milioni di euro per il reclutamento di 41mila agenti, oltre a quelli già assoldati, e di altre 10mila guardiani di società private.

Il Sud Africa saluterà questi mondiali così come ha voluto accoglierli, diviso tra lusso e miseria. Eppure “il gioco più bello del mondo” ha conquistato il cuore di uno sparuto gruppetto di bambini che a piedi nudi su strade di pietra, tra il frastuono di mosche impazzite nel girare intorno alle loro teste (non il solito frastuono delle wuwuzelas), stentano a sognare un futuro da stelle del calcio.

Raffaele Emiliano