Dell’Utri attende il giudizio

Il conto alla rovescia per Marcello Dell’Utri è partito dalle ore 13,00 di ieri, quando il Consiglio della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo – presieduto da Claudio Dall’Acqua – si è ritirato nell‘aula bunker del carcere di Pagliarelli per decidere l’esito del processo di secondo grado a suo carico. Sull’inventore dei circoli della libertà grava l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e la richiesta di 11 anni di carcere avanzata dal procuratore generale, Nino Gatto.

Lo stesso che ieri, nel corso della requisitoria finale, ha invitato i giudici a un  atto di coraggio definitivo, volto a scrivere una nuova pagina della storia nazionale: “Non vorrei essere nei vostri panni – ha ammesso il pg – Dovete prendere una decisione storica per il nostro Paese: o costruire un gradino attraverso il quale forse si potrebbero fare altri scalini per scoprire verità che hanno dilaniato l’Italia oppure no. Germoglia da tempo un interscambio tra politica e mafia, questa sentenza – ha scandito Gatto – potrebbe sancirlo”.

“A Dell’Utri – ha aggiunto il procuratore generale – non vengono contestati i caffè, svariati, presi con il mafioso Gaetano Cinà o il pranzo con Vittorio Mangano, ma il significato di questi incontri. Se io bazzico con avvocati e magistrati ciò avviene perché questo è il mio mondo – ha spiegato – il mio campo. Se io bazzico con mafiosi come Virga, i Graviano, Bontade, Teresi bisogna chiedersi quale sia il mio mondo. Ognuno risponda come crede – ha continuato Gatto – ma con razionalità“.

La portata storica della decisione attribuita dal procuratore generale ai giudici di Palermo è stata fortemente contestata da Alessandro Sammarco, uno dei difensori di Marcello Dell’Utri. “Il pg – ha detto l’avvocato – ha chiamato la corte a fare la storia, ma nessun giudice deve fare questo. I giudici devono solo applicare la legge. Noi chiediamo solo questo perché  l‘applicazione della legge non può che portare all’assoluzione di Dell’Utri”.

“Le conseguenze non riguardano il giudice – ha aggiunto Sammarco – la prova dell’accusa è inesistente, quel poco che c’era, bagaglio di illazioni, castello di congetture che è stato oggetto di sentenza di primo grado, è caduto in appello. Anche il castello delle congetture è miseramente franato. Se posso fare un’esortazione – ha insistito il legale – è quella di applicare la legge”.

Il difensore del senatore Dell’Utri ha infine puntato l’indice contro l’abuso dei collaboratori di giustizia, interpellati nel corso dell’accertamento giudiziario: “E’ un processo di soli pentiti – ha tuonato in aula – Le accuse all’imputato sono state fatte solo da loro e non hanno nessun riscontro“.

Dal canto suo, il senatore, ex braccio destro di Silvio Berlusconi, ha ostentato moderata serenità: “I giudici se vogliono – ha detto – sanno che non ci sono prove, ma se verrò assolto non avrò nulla di cui gioire, hanno già distrutto la mia vita“. Se invece venisse confermata la condanna in secondo grado: “Mi affiderò alla Cassazione – ha confidato Dell’Utri – perché ci sarà pure un giudice capace di riconoscere i reati penali dalle minchiate” e se, infine, dovesse finire in carcere: “Bè – ha tagliato corto – uno si adatta”. Il fondatore di Forza Italia non ha però lesinato dure critiche ai giudici: “?La procura di Palermo – ha dichiarato – continua a sostenere tesi da fanatici e il  procuratore generale Nino Gatto è un ventriloquo del procuratore aggiunto Ingroia“. L’attesa sentenza dovrebbe  giungere tra la giornata di domani e quella di sabato.

Maria Saporito