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Guinea Conakry verso le presidenziali. L’Ue vigila

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“Preferiamo la libertà nella povertà alla ricchezza nella schiavitù”
le parole di Sèkou Touré, col senno di poi imbarazzanti, ricalcano i momenti di speranza dei primi giorni d’indipendenza dalla Francia, vissuti in Guinea Conakry.  Imbarazzanti poiché pronunciate da colui che, insieme al suo successore, farà la triste storia del mezzo secolo di vita di questa repubblica presidenziale. Era il 1958. Sekou Touré, primo capo di Stato guineiano, tiranno, socialista e nazionalista, resta al potere per 25 anni filati, gli subentra il generale Lansana Conté, che non è da meno fino al 2008. Rimane perciò un solo anno di danni, per il capitano Dadis Camara, altro criminale. Oggi tuttavia lo stato sub-sahariano ricco di acqua, diamanti, bauxite, ma vittima di potenti senza scrupoli, sfruttamento cinese e russo delle risorse e stupri militari sistematici, si appresta il 27 giugno, per la prima volta, a vivere democraticamente le sue elezioni presidenziali, in un’atmosfera apparentemente tranquilla. L’allontanamento in Burkina Faso di Dadis Camara, capo della giunta criminale insediatasi tramite un putsch dopo la morte di Lansana Conté, ha infatti giovato alla Guinea. Il militare, definito daJeune Afrique “satrapo, megalomane e schizofrenico”, dopo un attentato è rimasto in coma, ma il destino ha voluto salvarlo, potrà presto assistere al suo processo che lo vede imputato davanti alla Corte penale internazionale.

Le presidenziali erano un momento atteso cui, al suo insediamento un anno fa, Dadis aveva promesso di condurre il Paese senza alcuna ingerenza. Non fu così, anzi Dadis volle addirittura candidarsi alle presidenziali, con la conseguenza inevitabile di dare nuovamente corso a votazioni truccate. Nel settembre scorso il popolo gli si ribella, e, durante una manifestazione allo stadio di Conakry, per ordine suo si uccide, si stupra, con una crudeltà disumana. A condanna del capitano interverrà la Human Rights Watch, l’Onu e l’Unione europea, che comanderà peraltro l’embargo militare e il divieto di espatrio per gli altri insieme a lui imputati. Ancora presente l’Unione europea in questi giorni ha inviato 38 commissari, vigileranno lo svolgersi delle elezioni e analizzeranno in maniera imparziale, neutra ed obiettiva, la conformità del processo elettorale alle regole internazionali in materia, già sottoscritte dalla Guinea (fonte Guineé News). Grazie  anche a ciò i 4,2 milioni di elettori guineiani vivranno le votazioni nella sicurezza di  poter scegliere liberamente il loro presidente.

Andrea G. Cammarata

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