Napolitano vs Berlusconi: no legittimo impedimento a Brancher

Dopo mesi spesi nel tentativo di mantenere il massimo equilibrio fra le istituzioni, senza reagire alle innumerevoli provocazioni del Governo e del Presidente del Consiglio contro la Costituzione e l’ordinamento del Paese, alla fine il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si è sentito in dovere di intervenire contro il legittimo impedimento invocato dal neo ministro al Federalismo Aldo Brancher al fine di non presenziare all’udienza di domani del processo che lo vede imputato per appropriazione indebita in merito ai fatti legati alla tentata scalata a Banca Antonveneta.
Il legittimo impedimento non serve. – recita una nota del Quirinale diffusa oggi – In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell’onorevole Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c’è nessun nuovo Ministero da organizzare, in quanto l’onorevole Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio“.

Poche righe per chiudere all’ennesima presa in giro da parte di esponenti dell’area berlusconiana del Popolo delle Libertà dei meccanismi giudiziari del Paese; i legali di Brancher, nominato ministro il 18 giugno scorso nonostante la preesistenza del ministero alle Riforme per il Federalismo affidato a Umbero Bossi, avevano infatti annunciato che l’imputato non sarebbe potuto essere presente per la necessità di “organizzare il nuovo ministero”.
Per definizione, tuttavia, il ministro senza portafoglio non è posto a capo di alcun dicastero da organizzare e gestire.

Se il ministro La Russa cade dalle nuvole, spiegando che “per quanto ne so – Brancher formalmente ha diritto di avvalersi del legittimo impedimento. Sulle ragioni concrete, però, non so dire”, la corrente berlusconiana del PdL alza le barricate contro la nota del Quirinale.
“La nota del Quirinale e’ irrituale sotto ogni profilo. – ha detto in una nota Osvaldo Napoli, vicepresidente deputati PdL – Siamo di fronte a un atto in stile presidenzialista senza il presidenzialismo, dunque a un commissariamento dei poteri propri dell’esecutivo“.

Oltre allo sdegno espresso dall’opposizione, per il Pd “un uso così disinvolto delle istituzioni e delle loro prerogative continua ad oltraggiare la democrazia italiana”, e alle solite dissociazioni dei finiani (“sul piano formale nulla da eccepire, – ha detto Fabio Granata – su quello politico molto, anche alla luce di una delega che non e’ chiara e non e’ stata ancora attribuita”), si deve registrare questa volta anche il silenzio assordante della Lega Nord che, in questo caso, pesa più di qualsiasi dichiarazioni.
Così dopo che al raduno di Pontida di sabato scorso il senatur Umberto Bossi aveva chiarito di essere “l’unico ministro del Federalismo”, sui blog del partito i militanti si scagliano contro il ministro “nominato per evitargli la galera” e oggi arrivando anche a criticare il “silenzio complice” dei vertici del carroccio, “truffati oppure complici fino al midollo”.
E, questa volta, non è detto che una mozione di sfiducia in Parlamento non finisca per raccogliere il consenso anche di qualche “franco tiratore” padano.