Estate calda per Berlusconi che rischia il posto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:53

L’estate appena iniziata sarà quanto di più lontano si possa immaginare dai soliti mesi di soporifera sonnolenza della politica nostrana, con i leader in vacanza e qualche sottoposto lasciato a spararla grossa nel tentativo di conquistare spazio sulle cronache agostane. Quest’anno si fa sul serio e, come ha ammesso il ministro La Russa, non è escluso che il Parlamento debba lavorare a pieno ritmo fino ad agosto inoltrato, per approvare la manovra economica, la riforma di scuola e università e, soprattutto, il disegno di legge sulle intercettazioni, ormai divenuto vitale per la salute politica dell’esecutivo e, soprattutto, del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Per la prima volta dall’inizio del mandato dopo la vittoria a valanga della primavera 2008, in questi giorni il premier ha percepito il rischio tangibile che la maggioranza gli si potesse rivoltare contro; sul caso Brancher non sono stati solo i finiani, ormai abituati a fare la voce fuori dal coro per poi allinearsi al momento del voto, a “dissentire”, ma anche i vertici della Lega Nord si sono sentiti traditi, soprattutto dopo aver toccato con mano la reazione della base del partito, sul piede di guerra contro il “ministro corrotto” e “l’ennesimo ostacolo al federalismo”.

E se c’è una cosa che Berlusconi ha imparato negli ultimi quindici anni è che quando Bossi si mette di traverso sul federalismo per lui non c’è modo di proseguire il percorso; un’ipotesi che rappresenterebbe una catastrofe per il premier, costretto in un sol colpo a rinunciare alle protezioni costruitesi intorno con lodi e leggi varie e alla possibilità di tentare la scalata al Quirinale che lo metterebbe definitivamente al sicuro da ogni problema e preoccupazione.
E il senatur, da parte sua, per costruire la sua fortuna politica è sempre stato attento a seguire la pancia del “popolo padano” prima di qualsiasi equilibrio di potere; dovesse farlo anche questa volta potrebbe essere veramente sul punto di non aver più intenzione di sopportare i continui ostacoli sul cammino del federalismo, spesso nati a causa delle divergenze interne al Popolo delle Libertà.

Per non parlare, poi, di cosa potrebbe succedere se in tutto il nord nascessero nuove Pomigliano.  La crisi morde ed è ben lontana dall’essere finita; la manovra “lacrime e sangue” imposta da Tremonti per il premier rappresenta una spada di Damocle che quando si abbatterà sul Paese potrebbe avere ripercussioni sociali imprevedibili.
E, per una volta, quegli operai con in tasca la tessera della Lega e della Fiom comincerebbero a dubitare dei proclami sui soldi rubati dai “terroni”.
E senza Lega, Berlusconi lo sa, questo Paese proprio non può governarlo.

Mattia Nesti

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