Lula e l’atomica

 

Ha attirato l’attenzione del globo e c’è chi nutre forti dubbi per la relazione che Lula da Silva, presidente brasiliano, sta intrattenendo  con Mahmud Ahmadinejad, presidente iraniano, nonostante il Governo  Brasiliano cerchi di chiarire che si tratta di una “intermediazione tra quel paese e  la comunità internazionale”. Uno degli scienziati brasiliani più conosciuti a livello internazionale, il fisico José Goldemberg,  in una intervista alla rivista “Epoca” di questa settimana ha affermato che “Il silenzio di Lula incoraggia la sfiducia che spinge a pensare che il Brasile abbia l’intenzione di  fabbricare armi nucleari per  rinforzare la sua sovranità… il  Brasile vuole la  bomba” .

Il Brasile , secondo  Goldemberg,  dà alcuni segnali per questo interesse: di appoggiare il programma nucleare dell’Iran e il non voler  firmare il Protocollo Supplementare  del Trattato di  No Proliferazione  Nucleare (TNP). Inoltre il fisico mette in evidenza le  dichiarazioni del vicepresidente brasiliano José Alencar, che difende a spada tratta lo sviluppo di armi atomiche: affermando che “ Mi  preoccupa vedere il ministro della Difesa manifestare la sua avversione contro il Protocollo Supplementare e in  nessun momento il presidente lo ha mai sconfessato”.

Il Brasile possiede grandi riserve naturali di minerali, capacità per  produrre uranio  e domina la tecnologia nucleare.  Il  paese ha  due impianti  nucleari che  producono il fabbisogno di energia elettrica e sta vagliando l’apertura di  una terza, a causa del timore, nel futuro, di un razionamento. Tra l’altro, il  Brasile ha  annunciato  la costruzione di  un sottomarino a propulsione  nucleare per  difendere le loro coste e  le grandi  riserve petrolifere  scoperte nel 2006 dalla Pre-sal. La Costituzione brasiliana  proibisce l’uso militare dell’atomica. Ma secondo  Goldemberg la Costituzione  non è  una garanzia che il  Brasile non voglia  costruire armamenti  nucleari. Goldemberg è uno dei  creatori  del programma brasiliano di  etanolo della ECO 92 ed è il  vincitore di uno dei principali premi internazionali nell’ area ambientale, il cosiddetto  “Blue Planet Prize”. (Maria Luisa L. Fortuna)