Calderoli: Bossi sapeva di Brancher. Si è fatta confusione sulle deleghe

Il ministro per la Semplificazione normativa non ha lesinato dichiarazioni: interpellato da “Il Corriere della Sera” e da “La Repubblica” sul delicato affaire Brancher, il leghista ha svelato retroscena inediti, confermando la solidità dell’alleanza siglata con il Pdl.

Sulla richiesta avanzata a gran voce da ampi comparti dell’opposizione, che invocano le dimissioni del neo responsabile del Decentramento: “Se per l’opposizione – ha spiegato Calderoli – c’era una contrarietà alla sua nomina a ministro, questa derivava dall’improvvida richiesta di legittimo impedimento. Il resto è tutto strumentale. Anche noi non abbiamo condiviso l’uso dello scudo, ma nel momento in cui Brancher ha rinunciato – ha precisato – per noi si disinnesca tutto”.

Di più: il ministro del Carroccio ha invitato il collega a sottoporsi serenamente agli accertamenti della magistratura: “Se si comporta come un cittadino qualunque, come ho fatto io – ha puntualizzato Roberto Calderoli – va bene. Io mi sono fatto interrogare dai magistrati del tribunale di Milano dove ho trovato persone competenti e preparate, senza nessun preconcetto o politicizzazione. Se è innocente, Brancher – ha rincarato il ministro per la Semplificazione – non deve temere nulla“.

Quanto alla nomina di Aldo Brancher che, secondo le cronache delle prime ore, avrebbe mandato su tutte le furie Umberto Bossi, insolentito da quel riferimento al federalismo che da sempre considera “roba sua”, Calderoli ha fornito un quadro più chiaro e circostanziato. “Sulla nomina – ha raccontato – erano d’accordo sia Berlusconi sia Bossi. Da tempo si lavorava a far diventare ministro Brancher. Per Bossi l’opzione principale era Aldo alle Politiche agricole e Galan allo Sviluppo economico, ma questa ipotesi non si è realizzata per problemi di equilibri interni al Pdl. A quel punto – ha precisato Calderoli – si è parlato di un ministro senza portafoglio”.

Il Senatur – ha assicurato Calderoli – era insomma ben informato dell’imminente investitura di Brancher (“La sera prima del giuramento abbiamo cenato insieme all’Aeroclub di Roma. In quell’occasione abbiamo festeggiato anche il nuovo ministro”), ma qualche confusione sarebbe stata fatta a proposito delle deleghe. “La delega decisa era sul federalismo amministrativo ex articolo 118 – ha spiegato il ministro del Carroccio – Omettendo, per ignoranza, l’ultima parola, è sembrato che parte delle deleghe siano state sottratte a Bossi e non al ministro Fitto“.

Nessun dubbio sulla stabilità dell’asse Lega-Pdl: “E’ evidente – ha scandito Roberto Calderoli – che una maggioranza che fa delle riforme che sembravano impensabili governerà per i prossimi duecento anni. E l’atteggiamento dell’opposizione aiuta: l’unica cosa che sa fare è infilarsi tra noi e Berlusconi, in questo momento stanno solo sfruttando la situazione. Così come i poteri forti impegnati in una manovra nella quale “Il Corriere della Sera” – ha sparato il leghista – sta ricoprendo una parte di spicco”.

Punta il dito, il ministro, contro “tutti coloro che pensano di essere superiori alla politica e per la prima volta vedono un governo che tocca i loro privilegi”. “Giudicano male la politica che decide senza il loro permesso – ha concluso – senza seguire le lobby. E ‘Il Corriere della Sera’- ha insistito Calderoli – è il terminale di queste manovre”.

Maria Saporito