Berlusconi vuole lo sciopero degli e-lettori

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:34

Il rapporto tra il Presidente del Consiglio italiano e i giornali, soprattutto alcuni, non è mai stato idilliaco; men che meno lo è ( stato)  quello con i giornalisti.

Silvio Berlusconi non perde occasione per attaccare  gli organi di stampa accusandoli, il più delle volte, di fare disinformazione. Da buon Cavaliere, ecco che il Premier cavalca la sua solita onda, ripetendo incessantemente una sorta di litania, che, vera o falsa che sia, ormai tutti conoscono a memoria. E’ noto per altro che, sempre da buon Cavaliere, Berlusconi abbia i suoi “cavalli di battaglia” ( ripete spesso, ad esempio, la stessa battuta in contesti differenti), ed uno di questi è, senza dubbio, la sua avversione nei riguardi di certa stampa.

Così è successo anche in occasione dell’ultimo G20, tenutosi in Brasile e che ha riunito i capi di Governo dei paesi economicamente più potenti, pur allargato a quelli per così dire “emergenti”.

Ho letto i rendiconti del G20 e sono l’esatto contrario rispetto alla realtà. Sono una presa in giro dei lettori con una disinformazione che vedo fare da molti e che va avanti da molti giorni, da molti mesi a questa parte” ha detto il Cavaliere alle telecamere del Tg1 del  Direttorissimo Minzolini, anche lui protagonista all’interno della  bufera mediatica sulla stampa, ma per altri motivi.

I giornali disinformano – così aveva iniziato – I lettori dovrebbero scioperare per insegnare a chi scrive a non prenderli in giro”. A parte il fatto che, per quanto riguarda la carta stampata, le copie di quotidiani effettivamente vendute non sono certo molte, rispetto ai potenziali lettori, e lo stesso si può dire per la stampa on-line, che solo negli ultimi tempi e grazie anche alla trasposizione dei maggiori quotidiani in formato elettronico e alla nascita di nuove testate indipendenti, in Italia, sta crescendo come fenomeno sociale, ma che resta comunque un ambiente quasi di nicchia rispetto ad altri paesi, bisogna operare un’ulteriore riflessione.

E’ noto che la stampa italiana sia sovente divisa per ciò che possono essere definite come  simpatie: così come non si può dire che “La Repubblica” o “ Il Fatto quotidiano” amino particolarmente in Cavaliere, non si può nemmeno sostenere che quest’ultimo sia bersagliato da ogni testata giornalistica esistente. Quotidiani come “Libero “ o “Il Giornale”, pur talvolta cirtici, appaiono quasi sempre  molto più indulgenti dei primi nei confronti di Berlusconi. Seguendo “ la teoria” delle simpatie ( perché tale rimane),  è logico pensare che  anche i lettori, oltre che “chi scrive”  preferisca un quotidiano piuttosto che un altro, non fosse così, infatti, non esisterebbero lettori fidelizzati ad alcune testate. Che Berlusconi riesca a convincere gli elettori di Repubblica, ma anche quelli del considerato più neutro Corriere della Sera, a scioperare contro una supposta disinformazione appare decisamente improbabile. Che invece ce la faccia con quelli di Libero invece potrebbe essere più plausibile ( da qui l’espressione e-lettori), ma nemmeno più di tanto. E’ probabile infatti che i lettori di quotidiani  che maggiormente rispetto ad altri, condividono le posizioni del Presidente del Consiglio, si aspettino un articolo sullo sciopero che dovrebbero fare non leggendo quello stesso articolo. E tra l’altro tale aspettativa, appare sacrosanta.

A.S.