Molestie? Via mail non costituiscono reato

Dai, su, diciamocelo. Qualche sassolino nella scarpa da togliere lo abbiamo tutti. Qualche questione da chiarire, persona da sistemare, per un torto ingiustamente subito. Oppure un po’ di gelosia repressa per l’ex traditore che vorremmo giustamente sfogare. Ma bisogna andarci cauti, c’è il penale, come diceva Pieraccioni in uno dei suoi più famosi film. E invece no, adesso c’è una scappatoia. Da oggi in poi, qualsiasi cosa vorremo dire o rinfacciare ai nostri più acerrimi nemici, potremo farlo tranquillamente via mail, senza rischiare alcun tipo di sanzione.

A stabilirlo è la Corte di Cassazione, con la sentenza 24510 emessa proprio in questi giorni. Ora, mettendo da parte l’ironia, se scegliamo di darvi conto di questa vicenda è perché rappresenta una svolta importante nel trattamento giuridico dei media ed una sicura fonte di critiche e dibattiti nel futuro. La Suprema Corte ha infatti annullato in toto la condanna inflitta tempo fa ad un 41enne, accusato di aver rivolto, tramite mail, apprezzamenti gravemente lesivi della dignità e dell’integrità personale e professionale al convivente di una donna per cui provava interesse, e per questo condannato al pagamento di un’ammenda di 200 euro.

A dare fondamento alla prima sentenza l’articolo 660 del Codice Penale, secondo cui è punibile “chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo”. Aveva quindi prevalso, nell’interpretazione giuridica della norma, l’equiparazione della posta elettronica al medium telefono.

Ora invece il completo rovesciamento della Suprema Corte. L’e-mail non può in alcun modo essere considerata un’applicazione della telefonia, poiché non consente la trasmissione sincrona di suoni e voci. Al contrario, chiarisce la Cassazione, «la posta elettronica costituisce un canale asincrono, in cui l’azione del mittente si esaurisce nella memorizzazione di un documento di testo (con la possibilità di allegare immagini, suoni o sequenze audio-visive) accessibile dal destinatario; la comunicazione si perfeziona solo se e quando il destinatario attiva una sessione di consultazione della propria casella di posta elettronica e procede alla lettura del messaggio». In pratica mittente e ricevente non interagiscono e quest’ultimo può scegliere di cestinare il messaggio senza consultarne il contenuto. Quindi la molestia non può essergli inflitta suo malgrado, come accade invece per il telefono.

Una norma, due opposte interpretazioni, tra le quali al momento sembra prevalere la seconda. E, al di là della specifica vicenda, è probabile che le discussioni in merito continueranno ancora per molto. Nel frattempo, per non sbagliare, di fronte a desideri di vendetta o rivalsa, conviene metterci una bella pietra sopra.

Katiuscia Provenzani