L’ “archeologia acustica”: una nuova branca dell’archeologia?

Attuali ricerche portate avanti presso i siti neolitici disseminati in tutto il Regno Unito e non solo, hanno rivelato delle sorprendenti somiglianze nelle loro proprietà acustiche. In particolare sono stati decisivi sono la tomba di Newgrange e il tumulo noto come Cairn L, entrambi in Irlanda: i due siti hanno dei corridoi di accesso che conducono a grandi camere circolari, e hanno una frequenza di risonanza di 110 hertz, oltre ad altre particolarità acustiche identiche. Al termine di accurate ricerche condotte a partire  dal 2008, il professor Rupert Till, esperto di suono, acustica e tecnologia della musica presso la Huddersfield University  ha sostenuto che le pietre di Stonehenge fungessero da pilastri delimitando un’enorme area destinata alla musica.

Gli archeologi pensano che salmodie, canti e tamburi fatti risuonare in questi luoghi avrebbero prodotto echi riverberanti che potevano essere colti come voci degli spiriti o degli dei, inducendo cambiamenti fisiologici e psicologici nelle persone, intensificando la potenza spirituale di questi luoghi. I cerchi come quello di Stonehenge sarebbero quindi stati luoghi dove farsi trasportare da ritmi incessanti e suoni mistici, fino a cadere in trance.

“Ruotano due teorie principali intorno a Stonehenge” afferma Till, che oltre al ricercatore fa anche il Dj avanza tempo, “sia che fosse un luogo di purificazione o di morte, attorno ad esso si svolgevano dei rituali di danza e canti tribali, di cui conosciamo molto poco perché non ne è rimasta quasi alcuna traccia. Ad ogni modo, gli studi segnalano dei punti specifici in cui i suoni acquistano particolari effetti acustici, forse erano destinati agli sciamani o a chiunque avesse il compito di guidare la cerimonia rituale”.

Visto che dopo cinquemila anni le pietre di Stonehenge non sono completamente intatte e nella posizione originaria, Till ha fatto esperimenti con il suono usando un sistema computerizzato, per poi passare alla fase empirica  insieme al collega Bruno Fazenda. Per questo i due studiosi si  sono recati a Maryhill, nello Stato di Washington,  dove sorge un monumento ai caduti della Prima guerra mondiale che è un’esatta replica in cemento di come doveva essere Stonehenge nel 3.100 a. C..

“Siamo riusciti a ottenere interessanti risultati comparando i calcoli su carta con le simulazioni condotte attraverso un software di analisi acustica e l’esperimento pratico effettuato a Maryhill, dove abbiamo riprodotto il suono di una voce o di un battito di mani come doveva essere a Stonehenge”, spiega Till.

Queste “scoperte acustiche” potrebbero anche far luce su alcuni dei motivi che si trovano sulle parete di diversi monumenti antichi, e su effetti acustici particolari che si riproducono in vari siti divinatori-religiosi della preistoria. Ad esempio l’esperto di acustica David Lubman ha osservato che battendo le mani di fronte alla celebre piramide maya di Quetzalcoatl, a Chichen Itzà nella penisola dello Yucatan, il suono viene restituito dai gradoni in pietra facendo un suono simile a quello del cinguettio dell’uccello quetzal.

All’interno della comunità scientifica, l’archeologia acustica è considerata un campo di ricerca nuovo, e vengono continuamente fatte nuove scoperte: se siete musicisti e vi trovate in un sito archeologico fate attenzione a ciò che sentite!

Alice Ughi