Un libro per l’estate: “Acciaio” di Silvia Avallone

Vogliamo aprire questa rubrica con una scrittrice che non è una grande della letteratura e forse non lo sarà mai, ma che senza dubbio ha il dono di plasmare immagini con la parola scritta: Silvia Avallone.

Il suo ultimo libro, Acciaio (secondo posto al premio Strega 2010 alle spalle di Canale Mussolini di Antonio Pennacchi), non è grande e sfrutta una poetica abbastanza prevedibile, ma malgrado ciò nessuno ha diritto di denigrarla: questo libro è l’esempio di una buona penna italiana che entra nel panorama della letteratura con una enorme marchetta.

Perché la buona prosa, che all’apparenza pennella immagini bruciate di una realtà degradata e che intreccia morbosamente i drammi di vite marce senza speranza e di acerbe vite senza coscienza, ci sta in realtà riportando in tavola il minestrone di domenica scorsa, con tutti i suoi teen-drama mocceschi, con tettine e culetti nascenti che lo fanno venire duro a vecchi maiali (nel libro) e a suscettibili lettori (e lettrici) di ogni età: in televisione e nella pubblicità il sesso e i buoni sentimenti smielati vendono, è provato, ed è provato che vendano anche su carta stampata (ne sono l’esempio l’agghiacciante prosa di Melissa P. e il buonismo adolescenziale dei “Moccia’s”) ed allora perchè questa Sig.ra Avallone dovrebbe rinunciare alla fama e cedere il passo a code di incompetenti aspiranti scrittori, da cui dovrebbe invece ricevere rispetto e riconoscimenti?

E allora le sfrutta tutte: ci sono i genitori allupati e violenti, ci sono le vite spezzate di operai in rovina, ci sono le ragazzine-veline-bionda-mora-amiche-per-la-pelle e i lori seni umidi al mare che si strusciano contro i loro compagni di giochi, fustacchioni palestrati e bronzati, c’è l’amicizia che cede il passo all’ inevitabile scena lesbo, che cede il passo all’amore, che cede il passo alla solitudine, che cede il passo al colpo di grazia, che mette la firma sul contratto di pubblicazione, appendendo la protagonista al palo della lap dance di un night club: romanzo di formazione che diventa romanzo di deformazione e la protagonista diventa una specie di mostro, figlia di una società perversa e monocromatica. E le papere del giovane Holden, d’inverno, si nascondono sott’acqua per la vergogna.

Acciaio è una disperata ricerca di facili emozioni, ma manca il volo poetico e l’unica via di salvezza da una realtà così drammatica: l’ironia.

Questo libro è una scusa, un compromesso un trattato di pace, è la Repubblica di Vichy, è una piccola forma di prostituzione che garantirà, forse, ad una buona scrittrice, a un giovane talento letterario italiano, di tenere alta la bandiera del bel paese, ma soprattutto risvegliare la sensibilità poetica dei lettori nostrani.