Berlusconi prepara la resa dei conti con Fini

C’è aria di tempesta nella Capitale: le temperature torride previste dai meteorologi per questo weekend potrebbero subire il condizionamento dell’anticiclone politico che sembra stia per abbattersi sui Palazzi. Dal ritorno del presidente del Consiglio dalla sua trasferta transoceanica, è tutto un vorticare di ipotesi, un turbinare di apocalittici presagi circa il futuro del Pdl e i rapporti tra le più alte cariche del Paese.

Le cronache – non ufficiali – riferiscono di un Silvio Berlusconi “indiavolato”, intenzionato a risolvere – una volta per tutte – le dinamiche rugginose tra lui e il cofondatore del partito, Gianfranco Fini. Per il premier i continui strappi del presidente della Camera (e dei suoi “generali) non sarebbero più tollerabili e per questo il Cavaliere si starebbe preparando al “redde rationem” finale. L’attacco potrebbe consumarsi in sede parlamentare, dove i berluscones stanno perfezionando il testo sulle intercettazioni, apportando modifiche che – a loro avviso – non verrano accettate dai finiani.

Il calcolato rifiuto fornirebbe al presidente del Consiglio il pretesto prefetto per mettere Fini alla porta, insistendo sull’impossibilità di mantenere in piedi un matrimonio ormai naufragato. Dopo Veronica, insomma, il premier starebbe familiarizzando con l’idea di separarsi anche da Gianfranco, confortato dai numeri dei parlamentari a lui fedeli che – anche in caso di “defenestrazione” finiana – gli assicurerebbero il mantenimento della maggioranza alla Camera e al Senato.

Più delicato, invece, il nodo che riguarda i rapporti con il presidente della Repubblica. Dopo la nomina “sospetta” del ministro Brancher e le “bordate” dell’onorevole Ghedini, le distanze tra palazzo Chigi e il Quirinale sembrano essersi allungate. Berlusconi sa che deve correre ai ripari e medita sul da farsi. Sulle intercettazioni non vuole cedere di un passo, ma considera impraticabile anche l’ipotesi di “ingaggiare” un braccio di ferro con Giorgio Napolitano. Uno scontro duro con l’inquilino del Quirinale gli procurerebbe per lo meno impopolarità e in un periodo di grande nervosismo collettivo, il premier vorrebbe per lo meno custodire l’alto gradimento popolare che da sempre gli elettori gli tributano.

Tra gli scenari ipotizzati dalle Cassandra della politica, c’è chi scommette che la partita col Colle si giocherà sul campo della trattativa e che Berlusconi stia seriamente prendendo in considerazione l’idea di immolare l’amico Aldo Brancher per vincere la partita delle intercettazioni. Un mercanteggiamento che imporrebbe insomma le dimissioni al neo ministro del Decentramento, in cambio del via libera, da parte di Napolitano, al contestato ddl. Fantapolitica o lucide anticipazioni?

Maria Saporito