Brancher: dimissioni mai. E se lo chiedesse Berlusconi?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:20

Il ministro per la Sussidiarietà e il Decentramento Aldo Brancher, nominato lo scorso 18 giugno scatenando le ire delle opposizioni, soprattutto in virtù di un primo ricorso al legittimo impedimento in vista dell’udienza del processo sulla scalata a BancaAntonveneta del 26 giugno scorso, è tornato a smentire qualsiasi voce di corridoio che desse per prossime le sue dimissioni.
Non ho mai parlato di passo indietro non so da dove arrivi la notizia. – ha spiegato il ministro ai cronisti, di ritorno da un incontro con il premier Silvio Berlusconi – Verifichero’ da quali fonti del PdL e’ venuta fuori questa storia; […] e’ stato un incontro (quello con il premier, ndr) durato un’ora e un quarto. E’ andato benissimo, e’ stato un dialogo completo, abbiamo parlato di tutto”.

Brancher ha poi confermato l’intenzione, preannunciata anche dai suoi legali, di rinunciare al legittimo impedimento potendo così essere presente in aula in occasione della prossima udienza del processo che lo vede imputato insieme alla moglie.
“Non so – ha commentato – perchè dovrei rimangiarmi quello che ho detto”.
Secondo le indiscrezioni che emergono dagli ambienti vicini al Presidente del Consiglio, rientrato ieri sera dal suo viaggio in Sudamerica, non sono prive di fondamento le voci che farebbero pensare all’intenzione dei massimi vertici del Popolo delle Libertà di sacrificare Brancher.

Le dimissioni del ministro al Decentramento, con deleghe oggettivamente prive di valore, considerata la preesistenza del ministro per le Riforme per il Federalismo Umberto Bossi, permetterebbe, infatti, di rasserenare i rapporti con il Presidente della Repubblica Napolitano, intervenuto a suo tempo contro il ricorso al legittimo impedimento di Brancher, la cui firma è fondamentale per approvare in tempi brevi il disegno di legge sulle intercettazioni.
Inoltre, si mormora a Palazzo Grazioli, se Brancher resistesse al suo posto fino al prossimo 8 luglio, il Popolo delle Libertà si troverebbe a fare i conti con il voto in Parlamento sulla richiesta di sfiducia presentata da Italia dei Valori e Partito Democratico che, senza eccessive sorprese, potrebbe trovare consensi anche fra “franchi tiratori” leghisti o finiani, entrambi infastiditi dalle recenti scelte di Berlusconi.
“Prima Brancher si dimette – ha commentato Alessandro Maran, capogruppo del Pd  – e meglio è.  Sarebbe un atto di correttezza istituzionale e di rispetto nei confronti del paese”.

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