Premio strega: Pennacchi primo, Avallone seconda, ma è forte l’ingerenza delle case editrici

E finalmente, dopo un serrato confronto a colpi di schede e letture, il comitato dei 400 Amici della Domenica, ossia i lettori/giudici con diritto di voto, ha consacrato lo scrittore più famoso dell’estate italiana 2010. Il libro che tutti o quasi compreranno e porteranno in vacanza. Il libro il cui titolo sarà su tutti i giornali e su tutti i media. La palma della vittoria, grazie a 133 voti, va a Antonio Pennacchi autore di “Canale Mussolini”, in cui si racconta il volto sociale del fascismo nelle paludi pontine, la fatica contadina e proletaria di tanti immigrati veneti e della città di fondazione un libro senza chiari intenti revisionisti, ma accolto bene anche a destra. La gara non è stata però facile per Pennacchi, che si è dovuto giocare un testa a testa con la seconda classificata Silvia Avallone (129 voti), in gara con “Acciaio”, romanzo ambientato a Piombino dove si svolge la dura adolescenza di Anna e Francesca, due ragazze con aspirazioni diverse e diversa formazione, ma che in comune hanno una vita nella realtà di provincia tra le ciminiere e i “lombriconi”, gli edifici popolari di una città sfigurata dal declino industriale e dal dissolvimento dell’epica operaia, senza più quella compattezza sociale che l’aveva sostenuta in altri tempi.

Ma al di là del semplice concorso fra scrittori, al di là della semplice valutazione che i giudici possono dare all’arte, emerge, sempre più inquietante, lo spettro delle “manovre” che le case editrici mettono in atto per sostenere, rinforzare, barricare, proteggere, spingere il proprio candidato. Infatti ancora una volta è la Mondadori, per la quarta volta consecutiva, ad aggiudicarsi questo premio tanto ambito, forse proprio perché si traduce inevitabilmente in una marea di  libri venduti. Soprattutto in un paese come l’Italia, collocata agli ultimi posti in Europa quanto a libri pro capite acquistati ogni anno. Compriamo pochi libri e compriamo solo quelli più famosi. Perciò il Premio, che ci indica così chiaramente la corretta via della lettura estiva è, per le case editrici, un trofeo di ineguagliabile valore.  Ed ecco che Rizzoli e Mondadori – a detta di molti testimoni – con gran profusione di mezzi hanno contattato uno per uno i giurati e, fra lusinghe e pressioni, hanno fatto tutto il possibile per accreditare il proprio candidato. Forse perché l’edizione di quest’anno aveva una particolarità non trascurabile: è infatti saltata una vecchia regola, l’alternanza, voluta Anna Maria Rimoaldi, organizzatrice del Premio dal 1986 fino al 2007, data della sua morte. La Rimoaldi disciplinava le pretese degli editori facendo vincere un anno l’uno, un anno l’altro ma quella norma non scritta adesso non è più parte del concorso e così, la Mondadori ha preso come suo feudo il Premio più ambito d’Italia.

Perciò giova conoscere anche gli autori meno sostenuti dal potere economico delle case editrici. Andando a spulciare fra i classificati meno eccellenti potrebbe forse nascondersi un qualche artista degno di nota, magari anche più dei tanto conclamati /e appoggiati) vincitori.

Al terzo posto c’è Paolo Sorrentino, autore di “Hanno tutti ragione”, poi Matteo Nucci, con  “Sono comuni le cose degli amici” e Lorenzo Pavolini con “Accanto alla tigre”.

Luigi Pignalosa