WWF: “I nostri uccelli rapaci ancora sotto assedio dei mercanti di natura”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:38

Il WWF esprime grande soddisfazione per l’operazione annunciata nella giornata di giovedi dal CFS di contrasto al traffico illegale di rapaci e altre specie rare come cicogne nere svolta dal Servizio investigativo Cites del Corpo Forestale dello Stato e la collaborazione del network TRAFFIC del WWF Internazionale. Anche grazie all’aiuto di associazioni di tutela locali, come la Mediterranean Association for Nature (MAN) e la collaborazione di esperti del Laboratorio di Zoogeografia ed Ecologia Animale dell’Università di Palermo l’azione di contrasto è stata portata a termine efficacemente.

“Questa operazione mette a segno un importante successo di contrasto del mercato mondiale di specie selvatiche proprio nell’Anno internazionale della Biodiversità – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia E’ un’operazione che conferma quanto il WWF , grazie al lavoro anche sotterraneo svolto dal suo network TRAFFIC per il contrasto al traffico illegale di specie animali e vegetali, denuncia da anni rispetto alla recrudescenza del fenomeno del prelievo illegale di rapaci nel Bacino Mediterraneo. La dimensione dell’operazione deve far porre attenzione grande su questo mercato di animali vivi dietro cui si nasconde un fiorente mercato illegale che rischia di compromettere definitivamente la conservazione di specie sempre più rare, in particolare i rapaci, animali importantissimi per gli equilibri naturali”.

“La Sicilia insieme alla Calabria e alla Basilicata rappresentano ancora la roccaforte di queste speciedichiara Massimiliano Rocco, responsabile dell’Ufficio TRAFFIC del WWF in Italia – E’ qui che è urgente intervenire seriamente, passando dalle parole ai fatti, proteggendo il territorio che conserva i nidi di queste ultime coppie, impiantando progetti di sorveglianza, di aiuto alimentare e di ripristino delle condizioni ambientali ecologiche indispensabili a questi animali. Occorre che le istituzioni, come il Ministero dell’Ambiente e le regioni interessate, si impegnino seriamente per non fare estinguere questi animali, simbolo degli ambienti aridi, impervi e selvaggi del nostro Mediterraneo”.

di Roberto D’Amico