Ddl intercettazioni: un italianissimo tutti contro tutti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:21

Chi sono i buoni e chi sono i cattivi? È uno dei grandi misteri della vita, oltre che della politica, soprattutto quella italiana, a dire il vero. Il Ddl sulle intercettazioni spacca il Governo, forse,  ma anche l’opposizione, sempre forse e il risultato che ne esce è una sorta di frittata, dagli ingredienti in gran parte sconosciuti e cucinata da cuochi che tra loro non vanno mai d’accordo.

I clienti del ristorante “Italia”, nel quale tale frittata andrà servita sono i cittadini italiani, tutti. Riassumendo, ammesso che sia possibile; Berlusconi,come al solito si dichiara invincibile e  un po’ troppo ottimisticamente, sostiene che va tutto bene. “E’ una legge necessaria” dice, che “non è un attacco alla libertà di stampa , è (invece) una difesa del diritto dei cittadini a non essere spiati e a non vedersi pubblicare sui giornali le conversazioni private, anche quelle che non hanno alcuna rilevanza penale” spiega al Tg4. Aggiungendo che “a me non riesce a demoralizzarmi nessuno”. Bene, fin qui, lo si sapeva. Il problema sono i cosiddetti “finiani” , una corrente che potrebbe far prendere al Cavaliere ben più di un raffreddore, anche se il Premier ha smentito categoricamente un simile pericolo.

Ai seguaci dell’ex-leader di AN,la legge sulle intercettazioni, così com’è non piace, e Franceschini, assieme ai suoi ( sempre seguaci, anche lui ne ha) si è detto pronto a votare gli emendamenti proposti dalla frangia dissidente del PdL, Nel frattempo  Bocchino, finiano doc, ha dichiarato di non voler spaccare il partito, ma di portare quest’ultimo sulle posizioni di Fini. E anche questo lo si era capito, il fatto è che pare che il Cavaliere, i promotori della libertà e in generale gli aderenti alla frangia “istituzionale” del PdL, su quelle posizioni non ci vogliono proprio andare, sembra. A Franceschini e al Governo, si contrappongono, per così dire, i vertici del PD, Bersani e Letta in special modo, che si son guardati bene dal sostenere le posizioni finiane, ma anzi hanno duramente  chiesto le dimissioni del Governo. “Se la maggioranza ha avuto largo mandato di governare e non e’ in grado di governare, la palla passi al Capo dello Stato che con la sua saggezza sapra’ trovare le soluzioni migliori” ha detto Letta. Casini invece chiede un Governo di larghe intese, una soluzione discretamente auspicabile, ma molto poco praticabile, perlomeno allo stato attuale delle cose.

Da quanto descritto si evince che, una parte, maggioritaria, del Pdl, vuole la legge sulle intercettazioni, ma un’altra parte, minoritaria, ma a quanto pare fondamentale, non le vuole, o meglio non vuole la legge così come attualmente strutturata.  Tale posizione pare essere trasversale, coinvolgendo l’opposizione “Franceschina” che voterebbe a favore degli emendamenti finiani,cosa che invece non farebbe la frangia guidata da Bersani e Letta che punta direttamente alla caduta del Governo. In più dentro al Pdl, come riportato da Bocchino, c’è chi vuole spostare le posizioni del Governo su quelle di Fini, paradossalmente avvicinandolo all’oppositore ed ex leader del Pd Franceschini. A quel punto, la posizione predominante nel PD, potrebbe diventare minoritaria?O meglio, ciò modificherebbe, ancora una volta l’equilibrio, molto instabile, che sporadicamente sembra esserci tra le parti?

No, ovviamente, perché per le dimissioni del Governo parteggia anche l’IDV di Di Pietro, come del resto ha sempre fatto. In tutto questo Berlusconi ha dichiarato che “più del 95% dei cittadini la pensa come noi ( si ma noi chi? Noi Pdl? E nel caso quale parte del Pdl? Oppure il noi era riferito ai “Berlusconiani”? ) e una piccola lobby di giornalisti e di giudici la pensa invece al contrario”. Anche in questo caso, la piccola lobby di giornalisti e giudici, se mai dovesse esistere, non è una lobby, ma sono almeno due. Infatti il problema giornalistico che deriverebbe dalla modifica della legge sulle intercettazioni  è ben diverso da quello con in quale i magistrati avrebbero a che fare nel caso la legge passi così com’è. I primi, non potrebbero più pubblicare, in diversi casi,  i testi delle intercettazioni, i secondi invece non potrebbero proprio più farle. Senza entrare nel merito della questione, sulla quale ormai è già stato detto di tutto e di più, la faccenda resta comunque molto diversa per gli uni e per gli altri.

In conclusione, anche l’annoso problema delle intercettazioni si configura come una vicenda tutta italiana, nella quale tutti hanno sembrano avere un po’ di ragione e altrettanto torto, e nessuno è in grado di capire se mai si arriverà ad un risultato, ne,tantomeno, a quale.

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