Travaglio e Grillo dicono no allo sciopero contro il bavaglio

Mentre la tenuta del Governo e di Berlusconi è ogni ora più in dubbio, nascono le prima discussioni anche fra le diverse anime del fronte che si è mobilitato, a partire dalla manifestazione dello scorso primo luglio a Piazza Navona a Roma, contro il bavaglio che il Governo vorrebbe mettere all’informazione con l’approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni.
Per il prossimo 9 luglio, infatti, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha indetto uno sciopero dell’intera giornata, lo stesso giorno in cui anche il Popolo Viola e varie associazioni della rete dovrebbero scendere in piazza in diverse piazze italiane.

Proprio da una di queste realtà nate dalla rete, il gruppo di Facebook “Valigia Blu”, giunge l’invito ai giornalisti a ripensare alla forma di protesta scelta che, spiegano nell’appello, potrebbe apparire come un “autoimbavagliamento”.
“Se si vuole dare un segnale forte per contrastare una legge che vuole i cittadini non informati e i giornalisti imbavagliati forse non è questa la risposta giusta. – recita la lettera recapitata virtualmente all’Fnsi – Anzi ci vorrebbe ancora più informazione. […] Vi chiediamo di non scioperare venerdì 9 luglio, pensate a una forma di protesta più forte e originale: regalate ai vostri lettori i vostri giornali. O fateli pagare la metà“.

Una linea alternativa condivisa anche da Marco Travaglio sulle colonne de “Il Fatto Quotidiano” che, dopo aver premesso di non voler in nessun caso “spaccare il fronte”, ha chiesto ai colleghi: “siamo sicuri che la forma piu’ efficace di protesta contro il bavaglio sia quella di autoimbavagliarci per un giorno?”.
Sottovalutando la portata comunicativa che un vero black out dell’informazione potrebbe avere sul Paese, troppo abituato a ignorare i problemi fino a quando questi non hanno effetti evidenti e palesi sulla vita quotidiana di ognuno; in ogni caso il vero quesito da porre all’Fnsi riguarderebbe piuttosto l’opportunità di dare la possibilità alla protesta di fare un salto di qualità, mettendo sul banco degli imputati tutti quei bavagli che i giornalisti scelgono di mettersi volontariamente, non certo con lo sciopero ma con i pezzi che scrivono quotidianamente, prostandosi di fronte ai bollettini dei partiti, delle questure, dei palazzi, dei potentati economici…lasciando spesso fuori dall’informazione le verità del “popolo”, dei lavoratori, dei cittadini, dei giovani.

“Allo stato attuale – ha risposto a Travaglio Franco Siddi, segretario dell’Fnsi – non esistono le condizioni per sospendere lo sciopero. Non è uno sciopero tradizionale; è il segnale straordinario, estremo, necessario per respingere un provvedimento che instaura la censura preventiva sulla stampa e cancella il diritto dei cittadini ad essere informati”.
Anche il comico genovese Beppe Grillo, intanto, sulle pagine del suo blog attacca la Federazione della Stampa, definendo “grottesca” la manifestazione del primo luglio e sparando a zero contro “i puttani della politica e del giornalismo” che “hanno trasformato l’informazione e la politica in un bordello”.
“Il bavaglio – scrive Grillo – è per loro una seconda natura e, se lo contestano, è perché sanno che sono arrivati al capolinea. Gli artefici dell’ascesa di Berlusconi, i suoi veri protettori, e qualche volta anche magnaccia, erano in piazza a pontificare. […] La vergogna della nazione, da non confondersi con la D’Addario (fischiata a Piazza Navona, ndr), erano i giornalisti presenti imbavagliati dalla nascita e i politici che hanno permesso ogni legge ad personam, ogni conflitto di interessi e consegnato l’informazione nelle mani di Berlusconi”.