Brancher ‘viene dimesso’ : funziona la minaccia della crisi di governo

Dopo numerose polemiche, spaccature nella maggioranza e paventate mozioni di sfiducia, lo spettro della crisi di governo ha portato il premier Silvio Berlusconi a scaricare il neoeletto ministro Aldo Brancher. La settimana infuocata della nomina ministeriale più breve della storia della Repubblica culmina dunque nelle dimissioni quasi forzate di un uomo attorno al quale si è creato quello che è stato definito un vero e proprio caso politico-culturale.

Ma chi è Aldo Brancher e cosa significano oggi le sue dimissioni ?

Prima di intraprendere la carriera politico il giovane Aldo è stato sacerdote paolino, molto vicino ad Emilio Mammana, fondatore di ‘Famiglia Cristiana’, settimanale cattolico tra i più diffusi in territorio italiano. Perduta la fede o forse mutati gli orizzonti, negli anni ’80 diventa dirigente Fininvest e nei ’90 viene coinvolto in prima persona in quell’intricata miscela di scandali finanziari e corruzione nota al grande pubblico con il nome di Tangentopoli.

Proprio per i fatti di quegli anni sarà detenuto per tre mesi nel carcere di San Vittore con la condanna in primo e secondo grado di falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti; quest’ultimo reato sarà poi prescritto in Cassazione per una riduzione dei termini decisa dal governo Berlusconi, lo stesso esecutivo che qualche anno dopo depenalizzerà il falso in bilancio.

Cadute per via politica le sue imputazioni, a metà degli anni ’90 Brancher è nuovamente un uomo libero; libero anche di candidarsi alle elezioni politiche e di essere eletto nel 2001 tra le file di Forza Italia. La fulgida carriera nel mondo degli illeciti finanziari gli permetterà infatti di aver raggiunto i meriti adatti per essere nominato nella XIV legislazione, sottosegretario di Stato.

Il caso Brancher, fino ad allora sconosciuto ai più, scoppia dunque a fine giugno del 2010 ( qualche giorno fa per esser chiari ) quando lo stesso governo che l’ha sempre sostenuto decide di nominarlo inizialmente Ministro per l’attuazione del federalismo, poi per la sussidiarietà ed il decentramento. Ministeri insomma del tutto inutili, inventati estemporaneamente per proteggere con lo scudo del legittimo impedimento il pupillo del premier Berlusconi.

Proteggerlo da cosa?

Non contento di essersi fatto un po’ di carcere per Tangentopoli, Brancher sarà imputato di ricettazione all’interno di Bancopoli, lo scandalo per la scalata di Antonveneta che nel 2005 vedrà coinvolti Giampero Fiorani e l’ex governatore di Bankitalia Fazio.

La nomina a tempo di record a ministro, l’aver invocato il legittimo impedimento per il suo processo farebbero insomma sorgere una serie di “legittimi dubbi” sulla bontà della scelta di governo. Dubbi che si sono trasformati in chiare accuse da parte dell’opposizione, dei finiani e di parte della Lega Nord. Scaricato dunque da tutti al povero Brancher non è rimasto che battere in ritirata e spogliarsi delle vesti ministeriali come già aveva fatto con quelle sacerdotali. Evitando in tal modo una preoccupante crisi di governo.

Peccato, ci erano quasi riusciti, erano a tanto così dall’implosione. Non resta che sperare in un nuovo Brancher più determinato del primo e restare a guardare.

Mattia Gangi