Detenuti libici, la rabbia della Croce Rossa: “Il Governo rispetti i diritti umani”

Non sembra poter migliorare la situazione degli eritrei rinchiusi nel centro di detenzione di Braq, nella Libia meridionale. E’ stata L’Unità il giornale che maggiormente ha sottoposto all’opinione pubblica questa storia di miseria e sofferenza, che coinvolgerebbe direttamente il governo del nostro paese. Il tentativo del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e diretto da Concita De Gregorio è porre Berlusconi e Frattini di fronte alle proprie responsabilità. Alla luce dei famigerati e discussi rapporti tra il Cav e il leader storico della jumeriah libica Gheddafi.

Tra i detenuti, da quanto si apprende, si parla infatti anche di rifugiati e richiedenti asilo provenienti dalle coste italiane, e respinti secondo la politica governativa. A far luce sul caso sta provando il Consiglio d’Europa, nel faticoso tentativo di collaborare con l’esecutivo di Roma per attestare la gravità della faccenda.

Il grido di dolore della Croce Rossa Italiana, indignata. “Il Governo italiano rispetti i diritti dei rifugiati”, sono le parole del presidente della Cri Massimo Barra. “Le persone vanno rispettate. Ci sono dei trattati internazionali che prevedono i diritti dei rifugiati. Non possiamo che insistere affinchè tutti i governi rispettino i trattati internazionali, compreso il governo italiano”, spiega ai media.

Secondo Barra, è il caso che a livello politico si “debba operare perché il rispetto dei diritti umani fondamentali sia assicurato in tutto il mondo. Però bisogna cominciare a dare l’esempio. La politica dei respingimenti non sempre è aderente ai trattati internazionali. Noi chiediamo che i trattati internazionali che tutelano i richiedenti asilo vengano rispettati.”

Anche perché, spiega il numero uno della Croce Rossa italiana, non è affatto la prima volta che si prodigano per vicende di difficile risoluzione, e assolutamente delicate, in quell’area del pianeta: “Noi abbiamo avuto relazioni per parecchio tempo con le persone che provenivano dalle coste libiche o da ancora più a sud nel continente africano”, precisa Barra. “Il nord Africa ha un doppio problema – conclude – Non è solo terra di emigrazione ma anche di immigrazione perché al peggio non c’è fine. Posso dire che la maggioranza delle donne ha raccontato di essere stata fatta oggetto di violenza.”

Vincenzo Marino