Home Cultura Il Nyt: “Roma cade a pezzi, colpa del Governo”

Il Nyt: “Roma cade a pezzi, colpa del Governo”

Il valore dei nuovi monumenti romani è inestimabile, c’è da giurarci. Un inestimabile e ineguagliato patrimonio storico accumulato dalla capitale per secoli, tra Colosseo e la Domus Aurea. Monumenti che però sembrano passarsela piuttosto male. E a dirlo è il New York Times.

In un articolo uscito ieri sul quotidiano statunitense Roma rischia il figurone, finché però s’accenna al patrimonio giunto in città grazie ai lavori del Maxxi e del Macro, saloni di valore internazionale, e ai progetti futuri come il centro congressi di Massimiliano Fuksas all’Eur e i nuovi appartamenti di Renzo Piano.

Tutto qui? Michael Kimmelman, l’autore dell’articolo, giunge alle gioie e ai dolori della Città Eterna. Chiedendosi cosa voglia “fare da grande Roma“. La domanda non ha affatto del casuale, considerando, spiega l’autore, che la città sta “battagliando per il futuro, ma facendo passi indietro”. Qualche esempio? Fatta salva, dunque, l’esperienza del Maxxi di Zaha Hadid, che è riuscito ad attirare quasi 75 mila visitatori, per quanto riguarda il patrimonio storico lo sfruttamento, la conservazione e la valorizzazione di questi inimitabili beni viene in realtà, per così dire, trascurata.

La Domus Aurea, una su tutte: “Una galleria a volta è crollata la scorsa primavera – spiega Kimmelman -Nessuno è stato ferito, per fortuna, perchè il palazzo è stato chiuso nel 2008, a causa di problemi strutturali e di umidità, che minacciano gli affreschi. In pompa magna, il comune aveva aperto parte del sito (archeologico) ai turisti nel 1999. Poi a causa delle intense piogge, parte del tetto è crollato, il sito è stato chiuso e poi riaperto poco dopo, e quindi chiuso di nuovo”.

Il problema? Il giornale straniero, probabilmente proprio perché tale, riesce subito a trovare una risposta più che plausibile: il Governo. “Una nazione la cui identità e sopravvivenza fiscale dipendono (dalla cultura) – afferma infatti Kimmelman – ci dedica oggi lo 0,21% del suo bilancio statale (e la percentuale è diminuita), il che rappresenta circa un quinto di quanto la Francia consacra a teatro, cinema, mostre, musica e musei. Per non parlare della manutenzione delle migliaia di siti storici per i quali non esiste ancora un piano globale di conservazione”.

Vincenzo Marino

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