Obama spinge verso Ankara: “saggio accettare Turchia nell’Ue”

Barack Obama

Non è europeo, ma è uno dei pochi cittadini di un altro continente cui i politici europei prestino un pò di ascolto. Il presidente Usa Barack Obama ha espresso la sua opinione sull’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, senza lasciare adito a dubbi: “sebbene non siamo membri dell’Ue – ha ammesso il presidente americano – abbiamo sempre espresso l’opinione che sarebbe saggio accettare la Turchia a pieno titolo nell’Unione”. Queste le parole rivolte dal presidente americano nel corso di un’intervista al Corriere della sera.

Obama ha poi incalzato ulteriormente: “Se [i turchi] non si sentono considerati parte della famiglia europea, è naturale che finiscano per guardare altrove per alleanze e affiliazioni”. Di fatto il presidente Usa sta già provvedendo a stringere i rapporti Usa-Turchia; un alleanza, questa, da lui stesso definita di “grande importanza strategica”, per l’evidente posizione privilegiata di Ankara, vero e proprio ponte tra l’Occidente e il Medio-Oriente.

La questione potrebbe essere però più spinosa del solito: la Turchia – che da qualche mese ha stretto con Iran e Brasile dei piani per lo scambio di combustibile fossile – ha spesso criticato la politica Usa nei confronti di Teheran, fatta di sanzioni e condanne internazionali irrevocabili. Inoltre, l’assalto sulla nave turca “Free Gaza” da parte delle forze israeliane può aver raffreddato un pò i rapporti diplomatici tra i due paesi, visto che gli Stati Uniti sono storicamente molto legati al governo di Tel Aviv.

Obama si è poi espresso sulla tanto discussa questione riguardante il rientro delle truppe americane dall’Afghanistan. Dopo aver ringraziato l’Italia per l’impegno profuso (“voglio dire personalmente quanto sia grato per il contributo italiano in Afghanistan; i sacrifici di uomini e donne italiani in uniforme sono stati straordinari”) il capo della Casa Bianca ha spiegato come paradossalmente la prima tappa per lasciare il paese sarà – secondo la strategia adottata dagli Usa – un aumento delle truppe, allo scopo di “spezzare e indebolire la ripresa dei talebani” e garantire al tempo stesso “un maggior impegno nella costruzione degli apparati militari e di sicurezza afghani”.

Il tanto atteso rientro comincerà comunque dal 2011. “Entro la metà del prossimo anno dovremmo cominciare la transizione – ha spiegato Obama – ma ciò non significa che d’un tratto la nostra presenza evaporerà. Piuttosto cominceremo a vedere truppe e polizia afghane prendere il nostro posto e quindi una graduale riduzione della nostra presenza”. Questo è quello che tutti si augurano, in primis l’opinione pubblica americana; ma da un premio Nobel per la pace, forse, ci si poteva aspettare di più.

Roberto Del Bove