Spiagge della crudeltà: maltrattare un animale è reato

A chi di voi non è capitato di assistere, almeno una volta, sia da spettatore che da attore, alla “caccia” di uno dei tanti animali che vive nei nostri mari in prossimità delle coste nel periodo estivo? Cavallucci marini, granchi ma anche tante meduse, spesso vengono fatte prigioniere dai bambini che le trasportano nei loro secchielli, le lasciano sulla sabbia bollente oppure, nel peggiore dei casi, iniziano a mutilarli come se fosse il gioco più divertente del mondo. A raccontare l’episodio di una tentata strage di meduse alla quale ha assistito è Gianluca Felicetti, predidente della Lav, che sul sito della sua organizzazione spiega come queste violenze oltre ad essere gratuite sono anche perseguibili penalmente.

“Per informare i bagnanti che maltrattare ed uccidere gli animali (a qualunque specie appartengano) è non solo un atto ingiusto e  riprovevole ma anche un reato penalmente perseguibile, l’Ufficio legale della LAV con il Settore Educazione ha inviato una istanza alle Capitanerie di Porto e ai Sindaci dei Comuni costieri. Chi maltratta un animale, ai sensi dell’articolo 544 del Codice penale, rischia da tre mesi a un anno di reclusione o la multa da 3000 a 15000 euro, con aumento della metà in caso di morte. Tale  articolo, come confermato da recenti sentenze della Corte di Cassazione, non si riferisce alle sole lesioni fisiche, ma è riconducibile anche a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capaci di produrre sofferenza agli animali in quanto esseri senzienti”.

“E’ facilmente intuibile – conclude Felicetti – come prelevare dal loro habitat naturale animali e riporli, anche temporaneamente, in secchielli o simili, luoghi del tutto sconosciuti agli animali in questione ed inadeguati alle loro caratteristiche etologiche, sia per gli stessi fonte di grande stress, e causa di sofferenze, penalmente rilevanti. Permettere tali atti, soprattutto a soggetti in età infantile o davanti ad essi, inoltre, non è solamente diseducativo ma compromette fortemente il rapporto che i minori potrebbero instaurare nella loro vita con il mondo animale, e più in generale con gli altri essere umani. Trattare qualsiasi animale, anche il più piccolo, come se fosse un giocattolo o una cosa, non considerando il fatto che sia anch’esso un essere senziente e quindi in grado di provare dolore e sofferenza, non educa alla sensibilità ed al rispetto verso gli altri“.

di Roberto D’Amico