Lo spettro della marea nera minaccia anche l’Europa

Sulla scia del clamore mediatico provocato dal disastro del Golfo del Messico, anche in Europa si cerca di correre ai ripari per evitare una simile tragedia al nostro caro Mediterraneo. E se non a torto appare impressionante la vista di decine di navi cisterna ancorate al largo di Istanbul, o in movimento sotto i due ponti sul Bosforo, i funzionari turchi sono sempre più preoccupati che il traffico pesante possa portare ad un incidente simile per conseguenze a quello devastante della marea nera.  Si calcola infatti che attraverso il solo stretto del Bosforo vengano trasportati 1.850.000 barili di petrolio al giorno.

Il ministro dell’Ambiente turco Veysel Ero?lu la scorsa settimana, a seguito di una riunione tra funzionari del Governo e rappresentanti delle 20 aziende energetiche, tra cui Exxon Mobil, Shell, Chevron e proprio la BP, ha dunque sentenziato: “Il trasporto su petroliera attraverso lo Stretto non è più sostenibile“. Lo stesso Ero?lu ha poi ricordato che negli ultimi 15 anni sono state versate nelle acque del Bosforo 115.000 tonnellate di petrolio, a causa di piccoli incidenti avvenuti. A gennaio, ad esempio, una nave mercantile moldava si è incagliata nei pressi della popolare spiaggia di Kilyos, rovesciando 96 tonnellate di benzina e 25 tonnellate di diesel nelle baie e nel mare della zona.

Non a caso allora la Turchia figura tra i primi 10 Paesi al mondo per incidenti marini, secondo un rapporto della Guardia Costiera turca pubblicato in tempi non sospetti, vale a dire prima del disastro avvenuto oltreoceano.

Le misure già adottate per migliorare la sicurezza, tra cui l’attuazione di un sistema radar che costringe le navi cisterna a passare a turno attraverso gli stretti in una sola direzione per eliminare la possibilità di collisioni, hanno avuto il loro effetto, ma tutto ciò non basta ancora e sono pertanto allo studio nuove contromisure, come oleodotti e gasdotti che dovrebbero alleggerire il traffico navale.

Inutile aggiungere che scenari anche meno apocalittici di quelli registratisi nella Louisiana e nel Golfo del Messico dovrebbero preoccupare anche noi, dal momento che nel caso malaugurato di un incidente importante, vedremmo il diffondersi della marea nera fin dentro le acque italiane nel giro di un paio di settimane.

Raffaele Emiliano