Sciopero: un silenzio utile contro il bavaglio

Le prossime ventiquattro ore saranno le ore del silenzio.
Qualcuno ha dissentito, spiegando che contro il bavaglio, che il Governo vorrebbe mettere all’informazione approvando il ddl sulle intercettazioni, sarebbe necessaria più informazione, anziché il silenzio.
E’ vero: l’informazione non è mai abbastanza. Un giorno di silenzio, tuttavia, ha il valore di far comprendere la portata dello sdegno che attraversa il Paese, e il mondo dell’informazione in particolare, a fronte di un attacco frontale contro la libertà del popolo italiano.

Il silenzio, però, serve anche a riflettere.
Servirà, speriamo, a far riflettere anche la Federazione della Stampa e l’intera categoria sui bavagli che ogni giorno tanti “giornalisti” indossano spontaneamente.

Non basterà uno sciopero per fermare il disegno criminale del Governo.
E non basterà fermare il disegno criminale del Governo, evitando il carcere per i giornalisti, le limitazioni antidemocratiche per i blogger e le norme “salva cricche”, per restituire a questo Paese un’informazione libera e democratica.

Ci dovremo liberare dei pezzi scritti ricalcando le veline della Questura che giustificano le cariche contro i terremotati aquilani, del conflitto di interessi che ha permesso la distruzione di Stato del servizio pubblico e la continua agevolazione di Mediaset, di tutti quei paladini della libera informazione che oggi manifestano contro il bavaglio e domani si dimenticano dei lavoratori massacrati dalla crisi, degli immigrati sfruttati nei campi del sud, delle storie sociali scomode di questo Paese, per non disturbare gli interessi dei potentati economici che tanti quotidiani italiani controllano.

Riflettiamo, senza bavaglio, in silenzio: la vera liberazione, dai mali di questo Paese, per la riconquista della libertà, deve cominciare dentro ognuno di noi.

Mattia Nesti