L’Aquila, il braccio di ferro continua

Dopo gli incidenti avvenuti mercoledì tra forze dell’ordine e manifestanti aquilani accorsi a Roma per protestare contro il governo, accusato di “essersi dimenticato” del terremoto abruzzese e delle sue vittime (compresi i sopravvissuti), giungono accuse e chiarimenti da tutte le parti in causa.

Secondo il governatore della regione Gianni Chiodi, va confermata la tesi già espressa dalla questura di Roma, secondo cui vi erano infiltrati dietro gli incidenti. «Dalle notizie che ho, e che sono state confermate, la manifestazione era pacifica ma c’è stata l’infiltrazione di persone che preferiscono trovare tutte le occasioni per fare strumentalizzazioni. È questo un rammarico per tutti gli aquilani che non volevano che la protesta degenerasse – dice il presidente della Regione Abruzzo – I fondi per la ricostruzione ci sono, 2 miliardi di euro e sono a disposizione, liquidi, ma sono stati usati solo per 371 milioni di euro. È importante che tutti lavorino per accelerare il piano di ricostruzione. Se c’è una difficoltà del piano di ricostruzione dei centri storici i sindaci possono avvalersi della struttura tecnica del commissario. All’Aquila, in ogni caso, sono stati assegnati contributi per 10mila cantieri e quindi i fondi per la ricostruzione ci sono. I cittadini protestano per una serie di questioni perché non hanno ancora visto le norme nero su bianco».

Dal canto suo, il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, dichiara: «L’emendamento che fissa in 120 rate, anzichè 60, la restituzione dei tributi e contributi arretrati, e dunque in un periodo di 10 anni anzichè 5, rappresenta un passo avanti da parte del Governo, ma purtroppo non è ancora sufficiente. Resta sempre il fatto che ciò che non è stato versato andrà restituito al 100%. Per essere chiari, fino a stamattina un lavoratore aquilano con uno stipendio netto di mille euro avrebbe avuto una decurtazione in busta paga di 266 euro, restando con uno stipendio di appena 740 euro, da terremotato e magari con un coniuge in cassa integrazione. Con l’emendamento inserito questa sera in finanziaria da parte del Governo, quello stesso lavoratore avrà una ritenuta in busta paga di 134 euro e uno stipendio di 876 euro. In ogni caso, come si vede, si tratta di decurtazioni insostenibili per le famiglie aquilane».

Gli risponde Berlusconi che parla di strumentalizzazioni e difende l’operato del governo. «Non ho ancora visto il resoconto delle forze dell’ordine ma mi pare che ci sia stata molta strumentalizzazione. Noi abbiamo fatto come governo un intervento immediato ed efficace dopo il terremoto. La ricostruzione spetta agli enti locali, al comune e alla regione. Il governo doveva dare i finanziamenti, cosa che è stata fatta finora – ha detto il Presidente del Consiglio – Il governo ha fatto il miracolo per come è intervenuto subito dopo il terremoto, come nessun altro paese è riuscito a fare dopo una catastrofe naturale. In meno di 10 mesi abbiamo dato una casa a chi l’aveva persa».


«Berlusconi ha detto parole di cui si dovrebbe vergognare
, parole gravissime che sono un ulteriore schiaffo a l’Aquila dopo quello che è successo – replica il segretario del Pd Pierluigi Bersani – Berlusconi dice “noi abbiamo già dato ora spetta agli enti locali”. In quale altro terremoto è successa una cosa del genere? Noi eravamo al governo quando ci fu il sisma in Umbria e nelle Marche e Berlusconi vada a vedere come governo e enti locali hanno collaborato e come si è sostenuta la ricostruzione».

Insomma, a L’Aquila è un terremoto continuo e tra i sopravvissuti in tanti continuano a considerarsi (a ragione) vittime.

Raffaele Emiliano