L’Onu condanna l’attacco contro la Corea del Sud: ma dove sono i responsabili?

La corvetta sudcoreana Cheonan

La corvetta sudcoreana Cheonan affonda e 47 marinai perdono la vita. Non si sa come né perché, ma qualcuno dev’essere stato. I sudcoreani accusano in seno all’Onu i cugini nordcoreani; la Cina invece prende le difese del governo di Pyongyang, il quale dal canto suo nega ogni responsabilità o coinvolgimento. Come risolvere una tale empasse diplomatica? Basta una salomonica sentenza: l’Onu “condanna l’attacco che ha portato al naufragio del Cheonan”. Questa è la conclusione della dichiarazione votata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Un “attacco” dunque, anche se non si sa da parte di chi. Così la Corea del Sud è contenta (la parola “attacco” dimostra che non si è trattato di un incidente, proprio come sostiene il governo di Seoul) e il regime di Pyongyang si sente sollevato da un accusa grave e pesante. A conferma di ciò vanno le dichiarazioni del rappresentante permanente della Corea del Nord al Palazzo di Vetro Sin Son-ho, il quale ha giudicato la nota del Consiglio di Sicurezza Onu “una grande vittoria diplomatica” del suo paese. Son-Ho ha poi aggiunto: “Sin dall’inizio – ha affermato il diplomatico nordcoreano – abbiamo reso la nostra posizione di totale estraneità ai fatti. La dichiarazione presidenziale votata all’unanimità ha condannato l’attacco alla nave e la morte di 46 marinai, senza  giudizi di condanna specifici”.

Completamente ignorata quindi da parte delle Nazioni unite l’inchiesta di Corea del Sud e altri 5 paesi, che puntava il dito contro Pyongyang, accusando la Corea del Nord di aver avuto una responsabilità determinante nell’affondamento della corvetta Cheonan. In questo modo, però, l’Onu ha evitato ulteriori complicazioni, rendendo nota una condanna che fa contente tutte le parti in causa e (a ben vedere) non rende giustizia a nessuna. Tutti contenti, allora, perlomeno nelle alte sfere della politica e della diplomazia internazionale. I parenti delle 47 vittime, intanto, sono sempre lì in attesa che il responsabile del tragico incidente (un fantasma?) si faccia vivo; chi lo sa: magari dopo questa “spaventosissima” condanna dell’Onu si convincerà.

Roberto Del Bove