Marchionne: Costruiamo insieme il futuro che vogliamo

Lo stabilimento di pomigliano riaprirà per tre giorni a partire dal 19 Luglio. Il provvedimento riguadera’ i soli addetti al modello Alfa 159, che e’ ancora in produzione. Per gli addetti al modello Alfa 147, circa il 40 per cento dei lavoratori, lo stabilimento restera’ chiuso, il quanto la vettura e’ ormai fuori produzione. Intanto Marchionne ha appena comunicato la notizia dell’arrivo della nuova Panda, novità che ha preso il sopravvento tra gli operai e gli impiegati, che tra messaggi, telefonate, e post sui social network, si stanno scambiando le proprie opinioni sulla lettera inviata da Marchionne per comunicare l’investimento al Vico.

Marchionne scrive ai lavoratori del gruppo Fiat Italia: “Ci troviamo in una situazione molto delicata, in cui dobbiamo decidere il nostro futuro. Quando, come adesso, si tratta di costruire insieme il futuro che vogliamo, non puo’ esistere nessuna logica di contrapposizione interna. Questa e’ una sfida tra noi e il resto del mondo. O si vince tutti insieme oppure tutti insieme si perde. Il vero obiettivo del progetto e’ colmare il divario competitivo che ci separa dagli altri Paesi e portare la Fiat ad un livello di efficienza indispensabile per garantire all’Italia una grande industria dell’auto e a tutti i nostri lavoratori un futuro piu’ sicuro. Non ci sono alternative. Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi e nessuno di noi ha la possibilita’ di cambiarle, anche se non ci piacciono. L’unica cosa che possiamo scegliere e’ se stare dentro o fuori dal gioco. Non abbiamo intenzione di toccare nessuno dei vostri diritti, non stiamo violando alcuna legge o tantomeno, come ho sentito dire, addirittura la Costituzione Italiana. E’ una delle piu’ grandi assurdita’ che si possa sostenere. Quello che stiamo facendo, semmai, e’ compiere ogni sforzo possibile per tutelare il lavoro”.

Il futuro che vuole Marchionne è probabilmente un tempo in cui i lavoratori italiani si adattino a lavorare di più per un salario minore, come accade nelle nazioni in cui le multinazionali stanno gradualmente spostando gran parte delle loro sedi per risparmiare sui costi: un futuro imposto e non condiviso. Questo è uno scenario molto triste per il futuro scritto degli operai italiani.

Stefano Bernardi