Camorra sotto la morsa dello Stato: arrestato anche Amato

Il carcere di Secondigliano, dove si trovano i nuovi arrestati

Napoli, 11 luglio. E’ stato oggi arrestato Elio Amato, di 38 anni, che faceva parte degli esponenti di vertice del  clan camorristico degli Amato-Pagano. Anche il cognato di Elio Amato, Cesare Pagano, è da poco agli arresti, per esser stato catturato lo scorso giovedì dagli agenti della squadra mobile dei Carabinieri di Napoli. Risultava da anni iscritto, Pagano, nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi delle associazioni mafiose italiane. Nella stessa occasione è stato preso, giovedì, anche Raffaele Amato, fratello di Elio.

Elio Amato, oggi catturato, è  ritenuto responsabile di associazione camorristica e traffico di stupefacenti, reati che gli saranno contestati a breve in sede di giudizio. Nel corso dello stesso blitz è stato arrestato anche il nipote di Amato, Marco Liguori, di soli 25 anni, già anch’egli latitante e presunto killer del clan Amato-Pagano.

Gli inquirenti suppongono che Elio Amato sia un boss di sufficiente importanza all’interno dell’associazione camorristica di cui faceva parte, da esere uno dei papabili capi delli’intero clan degli Amato-Pagano, costituitosi, secondo le più radicate tradizioni, su di un matrimonio all’origine di profonde alleanze reciproche, e patti di sangue a suggello di obiettivi comuni.

Sventare questo genere di accordi, minare all’unità di congreghe che si apprestano solitamente a fortificarsi grazie alla progressiva sottomissione di forze circostanti, è un obiettivo dello Stato spesso di non facile raggiungimento. Bisogna osservare che la morsa in cui l’attuale rinnovata trasparenza (ancorchè difettosa) dello Stato, e la sicurezza con cui sembra aver preso a muoversi, fanno ben sperare nella sconfitta di calamità e pestilenze che tenevano l’italia agonizzante da moltissimi decenni.

Una trentina di agenti hanno preso parte al blitz della notte scorsa, in cui è stato sorpreso Amato nel sonno alle 4,30 all’interno della sua residenza in un palazzo di Villaricca, comune situato a nord di Napoli. Amato si trovava in casa al terzo piano, e non ha tentato di opporre resistenza agli arresti. I poliziotti avevano infatti ormai  circondato l’intero stabile, e la fuga non aveva speranze neppure per un espertissimo eroe da film o da cartone animato.

E dire che era cosparso di telecamere il palazzo in cui abitava il boss, fatte installare per il caso di interventi delle forze dell’ordine per tutta la zona circostante. Qualcosa nella sicurezza deve non aver funzionato, considerato anche che Amato non era solo in casa, ma erano insieme a lui i suoi familiari, tra cui suo nipote Marco Liguori, il 25enne arrestato con lui. Su quest’ultimo hanno indagato addirittura i servizi segreti bulgari, poiché a quanto pare esercitava in Bulgaria una illecita attività di addestramento paramilitare in alcuni poligoni di tiro. Il giovane si esercitava con fucili ad alta precisione, ed è ritenuto uno dei maggiori killer dell’attuale camorra italiana.

L’influenza del clan degli Amato-Pagano comprende vasti territori del Napoletano, compresi quelli tristissimamente noti dei quartieri di Secondigliano e Scampia. O bisognerebbe dire ormai che la sua influenza colà si estendeva. Temuti erano inoltre anche dalla cittadinanza di comuni come  Arzano, Casavatore, Melito e Mugnano.

Da notare come anche la dinamica degli arresti si stia facendo via via meno guerrigliesca, meno rocambolesca di come era tradizione. Fino a pochi anni fa, infatti, gli arrestati “importanti” lottavano fino all’ultimo sangue quando venivano scoperti nelle loro dimore. Oggi il capo mafia della situazione è ormai rassegnato, indebolito da un sempre maggior potere riscoperto dello Stato, e da una sempre meno tensione di paura della popolazione, ora più informata, più “in piedi sulle gambe”, meno a rischio spauracchio. Giorni contati, sembra davvero avere la secolare (secondo gli storici che analizzano le origini dei fenomeni sociologici) organizzazione che teneva al laccio le risorse e la vitalità del Bel Paese.
Sandra Korshenrich